Istanbul sotto attacco, chi ha interesse a destabilizzare la Turchia di Erdogan? Quattro ipotesi

02 aprile 2015, Adriano Scianca
Istanbul sotto attacco, chi ha interesse a destabilizzare la Turchia di Erdogan? Quattro ipotesi
Una serie di attacchi in poche ore: la Turchia è nel mirino. Ma da parte di chi? Nessuno sembra credere alle marginali milizie di estrazione marxista che hanno rivendicato gli attacchi. E allora si profilano quattro ipotesi: una resa dei conti fra gruppi di potere interni oppure lo zampino di qualche potenza esterna, come Usa, Russia o Iran

Per Andrea Marcigliano, del think tank “Il Nodo di Gordio”, «Erdogan è in una posizione difficile. La sua politica non è condivisa all’interno del partito. Anche con gli Usa i rapporti sono cambiati: Washington ha abbandonato la sua politica tradizionalmente filo-sunnita cercando l’accordo sul nucleare con l’Iran». 

Per quanto riguarda la Russia, invece, «si sta puntando tutto sulla costituzione dell’Unione euroasiatica. Questa unione, però, nelle intenzioni di Mosca deve essere più ampia dell’area ex sovietica. È per questo che la Russia ha lanciato segnali alla Turchia. Cosa osta a questa alleanza? Intanto il fatto che nell’Unione è stata invitata anche l’Armenia, con cui la Turchia continua ad avere rapporti molto tesi. Poi il fatto che Mosca guardi con grande interesse alla Grecia. Terzo elemento di frizione: la Siria. Mosca ha sempre puntato sul governo di Damasco, che è un suo alleato storico. La Turchia sostiene l’opposizione ad Assad, per quanto l’arrivo dell’Isis abbia parzialmente modificato il quadro»

Complessa anche la posizione americana. Per Marcigliano «gli Usa giocano su più tavoli: appoggiano i sauditi nello Yemen, cercano l’accordo con gli iraniani, sostengono in Libia il governo dei Fratelli musulmani e non quello di Tobruk, anche se ufficialmente riconoscono quest’ultimo. Insomma, la situazione è estremamente variabile». Il che, per lo studioso, può far profilare tre ipotesi per gli attacchi di queste ore: «La pista interna, non in relazione alle strane sigle marxiste ma alla rottura nel partito di Erdogan; un fattore esterno iraniano; ambienti economici e finanziari legati agli Usa e che vedono di cattivo occhio certe operazioni di Erdogan relative ad alcuni oleodotti». 

Francesco Tallarico, studioso di geopolitica, invita invece a guardare a Mosca. Innanzitutto è sicuro che quelli di queste ore «non sono solo questioni locali, vanno inquadrate nell’ambito delle vicende dell’area mediorientale. La Turchia è al centro dello scenario. Ankara tira le fila dell’Isis in funzione anti-siriana e anti-curda. E questo va sicuramente contro gli interessi della Russia. E non vorrei che dietro queste sigle di estrema sinistra che hanno rivendicato le azioni ci sia proprio lo zampino della Russia. In fin dei conti ai tempi dell’Urss il Pkk curdo, per esempio, era utilizzato come una spina nel fianco della Turchia»

Per Tallarico, «la Turchia ha un disegno volto a recuperare l’egemonia nell’area. Ankara è sempre stato un caposaldo della Nato nella regione e gli Usa, se non avallano tutto quello che fa, quanto meno non lo avversano. Oggi è in atto una resa dei conti fra l’islam sunnita e tutto l’asse sciita che si appoggia alla Russia. E forse, più in generale, è in corso una resa dei conti globale».
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