Accordo fiscale Vaticano-Italia. Quando ci provò Benedetto XVI

02 aprile 2015, Americo Mascarucci
Un altro importante risultato dell’era Bergoglio? Un’altra apertura verso l’esterno? Un altro passo verso la trasparenza? Ovviamente gli elogi si sprecano alla notizia della convenzione sottoscritta fra la Santa Sede e il Governo italiano in materia fiscale che consente di disciplinare lo scambio di informazioni e quindi un più efficiente adempimento degli obblighi fiscali da parte di cittadini residenti in Italia che svolgono attività finanziarie presso enti del Vaticano. 

Accordo fiscale Vaticano-Italia. Quando ci provò Benedetto XVI
“È un significativo passo della Santa Sede verso l’obiettivo della massima trasparenza nel campo delle relazioni finanziarie - spiega monsignor Paul Richard Gallagher segretario per i Rapporti con gli Stati che ha sottoscritto l’intesa con il Ministro dell’Economia italiano Pier Carlo Padoan -. L’intesa comporta una semplificazione nel pagamento delle imposte sulle rendite prodotte dalle attività finanziarie in Vaticano. In questo modo, si potrà da un lato agevolare le attività di riscossione delle autorità fiscali italiane e dall'altro offrire un importante servizio a tutte quelle persone, sia fisiche che giuridiche, residenti in Italia ma che per motivi di natura ecclesiale detengono attività finanziarie nel territorio vaticano". “Le riforme introdotte a partire dal 2010 e la creazione presso la Santa Sede di Istituzioni con specifiche competenze in materia economica e finanziaria – riferisce inoltre la Sala Stampa vaticana - consentono oggi la piena cooperazione amministrativa anche ai fini fiscali. Nel quadro della speciale rilevanza dei rapporti bilaterali, l’Italia è il primo Paese con cui la Santa Sede sottoscrive un accordo che disciplina lo scambio di informazioni. In linea con il processo in atto verso l’affermazione a livello globale della trasparenza nel campo delle relazioni finanziarie, la Convenzione recepisce il più aggiornato standard internazionale in materia di scambio di informazioni (articolo 26 del Modello Ocse) per disciplinare la cooperazione tra le autorità competenti delle due Parti contraenti. 

Lo scambio di informazioni riguarderà i periodi d’imposta a partire dal 1° gennaio 2009”. Per l’ex presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi, intercettato da IntelligoNews, si tratta di un grande risultato arrivato però in ritardo rispetto ai tempi previsti da Benedetto XVI. Già, Ratzinger aveva ricercato per primo la trasparenza nella gestione delle finanze vaticane e nello Ior, un’opera di risanamento e pulizia che però è stata da più parti ostacolata. Il ministro dell’Economia della Santa Sede Gorge Pell onestamente lo ha ammesso e in qualche modo ha riconosciuto l’onore delle armi sia a Gotti Tedeschi che all’ex segretario del Governatorato vaticano Carlo Maria Vigano. 

Entrambi vicini a Benedetto XVI, entrambi “puniti” per aver cercato di soddisfare il desiderio del pontefice tedesco di risanare le finanze vaticane; Gotti Tedeschi riformando lo Ior e aprendo le porte della banca vaticana alla collaborazione con lo stato italiano, adeguando le normative sulla trasparenza e sullo scambio di informazioni agli standard internazionali; Viganò combattendo gli sprechi, risolvendo contratti troppo onerosi, cercando di fare luce su incarichi e consulenze pagate a peso d’oro. 

Entrambi allontanati dal Vaticano, Gotti Tedeschi licenziato dalla presidenza dello Ior e Viganò “promosso” nunzio apostolico negli Stati Uniti. 

Oggi tutti gli onori vanno a Francesco, il Papa della svolta, il paladino della Chiesa povera al servizio dei poveri che detesta le speculazioni finanziarie e gli affarismi all’ombra del cupolone. Ma sarà prima o poi necessario riscrivere la storia e soprattutto rispondere a delle domande essenziali? Chi ha voluto fermare l’opera di rinnovamento intrapresa da Benedetto XVI? Chi ha voluto ostacolare ad ogni costo il risanamento dello Ior “cacciando” Gotti Tedeschi? Chi c’è realmente dietro il licenziamento del banchiere e l’esilio dorato di monsignor Viganò? Ci sono misteri ancora tutti da svelare? 

E’ certo che Benedetto XVI fu tenuto all’oscuro del licenziamento del presidente Ior e informato a cose fatte come ha confermato pubblicamente pure il segretario particolare padre Gorge Ganswein, riferendo anche di una profonda amarezza del pontefice grande estimatore di Gotti. 

Ed infine, le dimissioni di Ratzinger hanno forse qualche legame anche con le vicissitudini finanziarie della Santa Sede?
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