Istat, alert deflazione e all'Italia non basta Draghi: Bce chiedeva (anche) riforme

02 aprile 2016 ore 9:55, Luca Lippi
Radiocor riporta i dati Eurostat che analizza la situazione nell’Eurozona, e nello specifico riposrta rilevazioni sullo stato dell’inflazione che deve crescere e anche a ritmi sostenuti per consentire l’uscita dalla deflazione che sta erodendo carburante necessario per la crescita.
Nell'Eurozona l'inflazione su base annua si è attestata a marzo a -0,1%, in aumento dal -0,2% registrato a febbraio. La stima flash diffusa da Eurostat precisa come la variazione annuale più rilevante riguardi i servizi (+1,3% contro +0,9% a febbraio), seguita da alimentari, alcol e tabacchi (+0,7% contro +0,6%), beni industriali non energetici (+0,5% contro +0,7% a febbraio) ed energia (-8,7% contro -8,1% a febbraio.

Istat, alert deflazione e all'Italia non basta Draghi: Bce chiedeva (anche) riforme
In buona sostanza la Deflazione fatica ad allontanarsi e noi, nel nostro Paese, ce ne siamo resi conti già dalla pubblicazione dei dati Istat secondo cui a marzo c'è stata una caduta dello 0,2% dei prezzi che segue al -0,3% di febbraio. Inutile sperare a una soluzione a breve, ci sono cicli che bisogna rispettare, hanno tempi tecnici e non sono fatti di bacchette magiche, sono relativamente indipendenti (nella velocità) dalle politiche economiche dei singoli Paesi. I numeri sono veramente poca cosa, per poter parlare di “segnale” abbiamo bisogno di una cifra seppure decimale, sicuramente più vicina all’unità, e a giudicare gli sforzi compiuti dalla Bce di Mario Draghi che sono enormi, il risultato è veramente poca cosa. Questo sì preoccupa un po’.
Pensare che sia solo ed esclusivamente la moneta a causare l’inflazione è ipotesi che trova riscontro nei modelli econometrici ma molto meno nella realtà dei fatti. 
L’area euro è da anni in piena crisi di domanda ed è lecito dubitare che una maggiore liquidità possa spingere all’insù acquisti e circolazione di valore. Lo stesso sistema del credito rimane incagliato proprio a causa dei gravami sulle imprese, le quali non beneficiano perciò in misura sufficiente della riduzione dei tassi che consegue l’immissione di moneta fresca nel sistema. Le banche preferiscono tesaurizzare, anche a tassi negativi, piuttosto che fare il loro mestiere.
Vista la situazione la quale non sembra poter mutare sensibilmente anche dopo le misure annunciate di recente, l’obiettivo di inflazione al 2% fissato dalla Bce si allontana sempre di più. E certifica un’incapacità di fondo nel gestire una crisi che dal sistema finanziario è passata all’economia reale per poi spostarsi alla struttura in sé della moneta unica.
Molta influenza negativa deriva dal prezzo del petrolio e dal consumo di alimentari, al netto di questi due fattori Istat registrerebbe una inflazione "di fondo pari a +0,6 per cento, che è già un dato confortante, ma finché gli Stati Uniti perseguono la guerra alla Russia di Putin cercando di mantenere il prezzo del petrolio a livelli tali solo per danneggiare il cambio del Rublo, il problema persiste e l’Europa (l’Italia dei bonus più di chiunque altro) fatica enormemente a spingere verso l’obiettivo del 2%.
La finanziarizzazione sta facendo emergere tutti i suoi limiti e le sue scarse competenze economiche stanno deteriorando il tessuto produttivo dell’Occidente. In europa ci sono soldi sufficienti ma gestiti “mercantilisticamente” da stati che si ritengono ancora “sovrani”, e in Italia il costosissimo Jobs Act sta lentamente morendo insieme alla riduzione dei bonus (è di oggi il dato che la disoccupazione riprende a salire). Inutile creare pochissimo reddito per tutti quando il sistema ha magazzini pieni e incapacità di smaltire scorte.

autore / Luca Lippi
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