Roma, la vendetta di Marino passa per Giachetti "modello usciere". E Fassina apre

02 aprile 2016 ore 14:55, Andrea Barcariol
Che l'addio alla poltrona di sindaco avesse lasciato trascichi era cosa nota. Ignazio Marino non ha fatto nulla per nasconderlo neanche alla presentazione del suo libro "Un marziano a Roma", in cui ha raccontato i suoi due anni e mezzo alla guida del Campidoglio. “Sono contento di aver avuto l’opportunità di governare Roma per 28 mesi e di scrivere un saggio che racconta quali sono gli ostacoli principali al buon governo ostacoli che hanno portato ad accumulare quasi 24 miliardi di debiti dal dopoguerra ad oggi”. Stoccate per tutti, in primis Renzi, considerato il responsabile del suo allontamento. "Quando era in provincia Renzi ha speso 600 mila euro in rappresentanza e non ha mai pubblicato gli scontrini. Io l'ho fatto. A differenza dal Pd che avrebbe molto gradito andassi in Alaska o Nuova Zelanda sono stato a Roma a studiare e scrivere ed incontrare le tante persone che hanno apprezzato il cambiamento radicale che abbiamo portato avanti. Dopo 50 anni, ad esempio, abbiamo chiuso la più grande discarica del mondo”. Poi è stata la volta di Orfini:  “Mi sono fidato dei suoi consigli, sosteneva di averne discusso con il capo del governo. Io ho condiviso questa scelta e me ne assumo la responsabilità, non mi aspettavo che alcuni degli assessori nominati fossero arrivati lì con il compito di guastatori". Accuse anche per il sistema Roma, governato dalle lobby: “E' la politica che in questo momento sta conducendo un governo di centrodestra dove Matteo Renzi governa con gli uomini di Berlusconi. Il governo Renzi vuole tornare indietro perché vuole una Roma che sia nelle mani di questi costruttori che più che imprenditori sono ‘prenditori'”. “Roma era in una situazione drammatica e bisognava sganciarla dalle lobby ma Renzi: preferisce sedersi con loro ai tavoli e decidere lì”. L’ex sindaco di Roma ha spiegato che centrosinistra e centrodestra “fingono di litigare durante il giorno e poi si siedono tutti a tavola con persone adesso anche arrestate”.

Roma, la vendetta di Marino passa per Giachetti 'modello usciere'. E Fassina apre
Marino ha annunciato anche che non si ricandiderà e non ha avuto parole tenere per Roberto Giachetti, candidato del Pd. Prima l'errore nel nome (lo ha chiamato Riccardo), poi le bordate: “Diversi candidati hanno detto che non solo non hanno un programma ma non hanno nemmeno iniziato a scriverlo”, in riferimento al candidato "renziano" che il 20 febbraio, a pochi giorni dalle primarie del centrosinistra dichiarava di “non avere un programma, perché i programmi si costruiscono dopo le primarie”. Non solo. "Nel 2008 Rutelli non è andato bene, ora hanno scelto il capo gabinetto di Rutelli. La prossima volta cercheremo il candidato tra gli uscieri della giunta Rutelli degli anni ’90. In questo momento le persone devono venire dalla società civile. Tra 60 milioni di italiani ce ne sarà uno che ha la statura e la passione per Roma?”. L'ex sindaco di Roma invece ha incassato l'apertura di Stefano Fassina, candidato di Sel nella corsa al Campidoglio: "Con tutti coloro che vogliono impegnarsi per um governo di ricostruzione reale, economica e amministrativa della città; noi abbiamo raccolto una coalizione politica, sociale e civica che in questi mesi ha dialogato sempre con Ignazio Marino e con gli uomini e le donne che hanno caratterizzato gli atti di discontinuità col passato della sua giunta. Quindi, sì, anche con Marino e con quelli che con lui hanno realizzato atti di discontinuità col passato».



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