Eutanasia: tra etica e dolore tornano attuali le parole del Cardinal Martini

02 dicembre 2013 ore 11:16, intelligo
Eutanasia: tra etica e dolore tornano attuali le parole del Cardinal Martini
di Andrea Davì
Si parla del Belgio: la scorsa settimana le commissioni riunite di giustizia e affari sociali del Senato hanno approvato la proposta di estendere ai minori il diritto all’eutanasia.
Il progetto di legge dovrà ora essere votato in plenaria al Senato e poi passerà all'esame della Camera e se verrà approvato, come appare probabile visto l'ampio consenso ricevuto da tutte le forze politiche, con la sola eccezione dei cristiano-democratici e del partito di estrema destra fiammingo, il Belgio, in cui l'eutanasia è attiva già dal 2002, seguirà l'esempio dei Paesi Bassi, prima nazione al mondo ad autorizzarla anche sui minori (12 anni).
Nello specifico il testo di legge estende la possibilità di accedere all'eutanasia ai minorenni di qualsiasi età, che lo richiedano, a cui uno psicologo avrà riconosciuto la «capacità di discernimento» e previo l’assenso dei genitori; ma solo nel caso in cui essi siano malati terminali, seguiti da un’équipe medica, in condizioni di sofferenza fisica insopportabile e non mitigabile.
Il voto pro-eutanasia infantile in Belgio, pur non trattandosi del primo caso nella storia, ha suscitato in Italia forti reazioni di dissenso: «È un salto. Un salto abissale, sotto il livello di civiltà, di umanità», ha commentato il cardinale Elio Sgreccia, presidente emerito della Pontificia Accademia per la Vita.
Per Amedeo Bianco, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo), in Italia non esiste nessun margine di attuazione, essendo l'eutanasia vietata sia  dal nostro codice penale che da quello deontologico e aggiunge che “oggi, sono disponibili efficaci terapie anti-dolore che permettono di alleviare anche le situazioni di sofferenza maggiori”. Secondo Bianco la questione è riconducibile alla differenza tra la cultura belga e la nostra “sia dal punto di vista giuridico che bioetico”.
Il vicepresidente del Consiglio nazionale degli psicologi, Antonio Telesca, invece punta il dito su un'altro aspetto: data la complessità della materia da affrontare accusa la legge di demandare alla sola figura dello psicologo “una scelta così gravosa”, ossia il dover accertare la facoltà di intendere e di volere del minore ed eventualmente autorizzare il provvedimento dell’eutanasia.
La notizia è stata un'occasione per rilanciare il dibattito anche tra i fautori della "dolce morte" che al contrario di quello che si potrebbe credere rappresentano nel nostro Paese la maggioranza della popolazione; almeno in base all'ultimo rapporto Eurispes del 2013 in cui il 64,6% si dichiarava favorevole all’eutanasia e che aveva messo in evidenza un dato di incremento del 14,5% in più rispetto all’anno precedente.
Ma il problema, a parte i brevi slanci mediatici con il caso di Piergiorgio Welby o di Eluana Englaro, è rimasto sepolto tra le ceneri del silenzio e non solo per la solita negligenza della classe politica, troppo preoccupata dai calcoli elettorali per rischiare di affrontare un argomento così scomodo; ma anche perché si è rivelato difficile cercare un confronto a livello sociale: "da noi tanto c'è il Vaticano" è ormai un alibi che serve agli italiani per nascondere ipocrisia e indifferenza.
Perché in Italia un grande sostenitore del dialogo e soprattutto della necessità di trovare una normativa conciliabile con la visione cristiana è stato il cardinale Carlo Maria Martini.
Nel suo ultimo libro “Credere e conoscere” (Einaudi) scrive: «La crescente capacità terapeutica della medicina consente di protrarre la vita pure in condizioni un tempo impensabili. Senz’altro il progresso medico è assai positivo. Ma nello stesso tempo le nuove tecnologie che permettono interventi sempre più efficaci sul corpo umano richiedono un supplemento di saggezza per non prolungare i trattamenti quando ormai non giovano più alla persona».
«Il punto delicato – aggiunge Martini – è che per stabilire se un intervento medico è appropriato non ci si può richiamare a una regola generale quasi matematica, da cui dedurre il comportamento adeguato, ma occorre un attento discernimento che consideri le condizioni concrete, le circostanze e le intenzioni dei soggetti coinvolti. In particolare non può essere trascurata la volontà del malato. Non si può mai approvare il gesto di chi induce la morte di altri, in particolare se si tratta di un medico. E tuttavia non me la sentirei di condannare le persone che compiono un simile gesto su richiesta di un ammalato ridotto agli estremi e per puro sentimento di altruismo, come pure quelli che in condizioni fisiche e psichiche disastrose lo chiedono per se».
Interrompere procedure mediche che non danno una ragionevole speranza di esito positivo, secondo il cardinal Martini non significava voler procurare la morte ma accettare di non poterla impedire. È forse in questo sottile lembo di etica che si insinua di tutto di più.
autore / intelligo
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]