Sanità siciliana, i conti (che non tornano): per Cantone come Mafia Capitale

02 dicembre 2015 ore 12:16, Americo Mascarucci
Sanità siciliana, i conti (che non tornano): per Cantone come Mafia Capitale
L’Autorità nazionale anticorruzione presieduta da Raffaele Cantone in collaborazione con l'Agenas (l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali) sta indagando sui conti della sanità siciliana per scoprire le cause che avrebbero generato un alto tasso di corruzione nel corso degli anni.
Cantone in questa delicata attività ispettiva è aiutato anche dall’ex assessore regionale alla Salute Lucia Borsellino, dimessasi dopo aver denunciato i tanti ostacoli che le sarebbero stati frapposti nell'opera di risanamento della sanità regionale, che sta supportando l'Anac nella ricostruzione di tutte le spese sanitarie, dalle più piccole ai grandi sprechi. 
Cantone è stato ascoltato ieri a Palermo dalla commissione regionale Antimafia presieduta da Nello Musumeci dove per altro il commissario anticorruzione ha evidenziato alcuni inquietanti legami con Mafia Capitale. 
Infatti alcune delle cooperative che si sarebbero aggiudicate appalti milionari in campo sanitario, per altro con procedure ritenute discutibili, sarebbero legate proprio ad uno dei gruppi coinvolti nell’inchiesta romana. Un business dunque quello dell’assistenza che in pratica dalla Capitale allungava i propri gangli fino a Palermo con l'ombra della mafia sempre sullo sfondo.
Sotto la lente d’ingrandimento di Cantone sono finiti in particolare sei affidamenti su nove giudicati sospetti e di dubbia regolarità con tanto di segnalazione alla autorità giudiziaria. Appalti affidati con procedure negoziate e dunque senza il ricorso a gare ad evidenza pubblica. La legge consente infatti il ricorso alle procedure negoziate sulla base di specifici criteri e determinate circostanze, criteri e circostanze che non sussisterebbero minimamente negli affidamenti esaminati. 
Ma secondo quanto riferisce Repubblica Cantone avrebbe anche mosso critiche al governo regionale accusato di complicare notevolmente le cose anzichè semplificarle. 
"Credo che questi interventi legislativi regionali in materia di appalti finiscano per creare complicazioni. La materia degli appalti è di competenza esclusiva dello Stato centrale – avrebbe detto Cantone in riferimento la legge regionale sugli appalti varata dal parlamento siciliano a luglio e oggetto di impugnativa della presidenza del Consiglio dei ministri - Siamo intervenuti con un parere sul progetto di legge, il sistema messo in campo rischiava di avere un effetto non del tutto comprensivo. Abbiamo fatto delle verifiche specifiche - avrebbe aggiunto Cantone- e rischiava di essere in contrasto con le regole della Ue. Come presidente dell'Autorità nazionale Anticorruzione - ha concluso - credo che questi interventi legislativi finiscono per creare complicazioni".
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