"Secchione di m...da", la lezione morale del preside scorre su Facebook

02 dicembre 2015 ore 12:16, Micaela Del Monte
'Secchione di m...da', la lezione morale del preside scorre su Facebook
Ormai il web e gli smartphone sono vengono sempre più sfruttati per atti di bullismo e così le "violenze" sono ormai diventate virtuali e viaggiano via social o attraverso i sistemi di messaggistica immediata. 

Per sensibilizzare i genitori su un problema ormai dilagante tra i giovani Pier Paolo Eramo, dirigente dell’istituto comprensivo Sanvitale-Salimbene in provincia di Parma, ha voluto pubblicare sul profilo Facebook delle scuole medie una conversazione tra gli studenti avvenuta attraverso WhatsApp. Questa la spiegazione de preside della scuola: "Lo faccio perché siamo stufi. Siamo stufi di questo assurdo mondo parallelo che ci inquina; siamo stufi dell’uso sconsiderato e irresponsabile delle parole; siamo stufi dell’assenza degli adulti. E non vogliamo più sentire che era solo uno scherzo, un gioco, che non immaginavamo, che non sapevamo". Da quando è alla Sanvitale-Salimbene, ha organizzato una gran quantità di corsi di formazione, incontri con la Polizia postale, progetti in rete con altre scuole: "Di bullismo, cyberbullismo, rispetto dell’altro, parliamo spesso. Con genitori, insegnanti e alunni". Sforzi inutili? "Diciamo insufficienti. È vero che alle medie si inizia a costruire la propria identità sociale, qui però c’è una degenerazione. Questo è il terzo caso in dieci giorni. Una volta si prende in giro lo straniero perché si veste male, poi lo sfigato, il fighetto, la ragazzina imbranata…". 

“Bimbo minchia obeso”, "Secchione di m...a", "Dovresti morire in maniera lentissima e dolorosa". Sono solo alcuni dei messaggi choc scambiati in chat intercettata dai professeri della scuola media di Parma. I nomi dei ragazzi sono chiaramente oscurati, ma il messaggio da parte dell'Istituto è chiaro. "E’ ora di chiedersi se questo è quello che vogliamo dai nostri ragazzi e agire di conseguenza - ha proseguito il preside nel post - E’ ora di prendere in mano il cellulare dei nostri figli, di guardarci dentro (perché la privacy nell'educazione non esiste), di reagire, di svolgere in pieno il nostro ruolo di adulti, senza alcuna compiacenza, tolleranza bonaria o, peggio, sorniona complicità". Un richiamo all'ordine nei confronti dei genitori, da cui ripartire per affrontare il fenomeno del bullismo a scuola. "Non serve andare dal preside e chiedere cosa fa la scuola quando la vittima di turno non ha più il coraggio di uscire di casa - ha concluso- E’ troppo tardi. Cominciamo a fare qualcosa tutti. Ora. Pier Paolo Eramo".


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