Misericordiosi ma sui soldi non si scherza. Galantino: religiosi ladri paghino

02 dicembre 2015 ore 13:15, intelligo
Misericordiosi ma sui soldi non si scherza. Galantino: religiosi ladri paghino
Misericordiosi sì ma fino ad un certo punto. 
Il segretario generale della Conferenza Episcopale italiana Nunzio Galantino in un'intervista al Fatto Quotidiano punta il dito contro i preti affaristi, quelli cioè che fanno affari alle spalle dei fedeli e tradendo soprattutto la loro fiducia.
Brucia ancora tanto nella Chiesa lo scandalo legato all'ex abate di Montecassino Pietro Vittorelli sotto inchiesta per aver, secondo gli inquirenti, utilizzato a scopi privati e di arricchimento personale i soldi che i fedeli inviavano all'Abbazia per le opere di carità. E il riferimento a Vittorelli, che tuttavia non è stato ancora né processato, né condannato, appare evidente nelle parole di Galantino.

Quando sento di casi di religiosi che si intascano soldi destinati alla carità, provo il vivo prurito di costituirmi parte civile: la Chiesa deve chiedere i danni” attacca il segretario Cei che arriva a definire queste persone  “faraoni della Chiesa e del Vaticano che hanno perso il senso del limite finendo per adorare il dio denaro o vendersi per la carriera. Nella Chiesa stridono ancor di più”.L'occasione è propizia anche per un attacco contro quanti dentro la Chiesa continuerebbero ad opporsi alle riforme di Papa Francesco. “La comunità ecclesiale è con il Papa – ha aggiunto – Difficoltà e resistenze rispetto al cambiamento sono da mettere in conto: la riforma viene a scuotere in maniera radicale quelle che per qualcuno sono abitudini comode e consolidate”.
Tuttavia è pur vero che non tutti quelli che contestano le riforme di Francesco lo fanno perché sono corrotti o ladri e questo forse sarebbe bene precisarlo anche perché il diritto di critica dovrebbe essere quantomeno consentito anche dentro la Chiesa. Perché, se è vero che il Papa è infallibile sulle questioni di fede, lo è un pò meno quando si preoccupa di questioni più terrene, come appunto le riforme della Curia o delle finanze vaticane. 

Il Fatto Quotidiano gli chiede poi conto delle parole che sarebbero state pronunciate dal vescovo di Ferrara Luigi Negri, il quale, secondo quanto riferito dal giornale diretto da Travaglio, durante un viaggio in tremo sarebbe stato ascoltato da alcuni testimoni augurare a Bergoglio di fare la stessa fine di Luciani.  
“Il Vescovo - risponde Galantino - ha detto di non aver pronunciato quelle espressioni proprio in quella maniera e io non ho motivo per non credergli. Certo, immaginando che le avessi pronunciate io, per coerenza mi presenterei dal papa per rimettere il mandato”.
Giusto, ma che dire dei preti (famoso è il caso di don Paolo Farinella) che per anni hanno attaccato Giovanni Paolo II e Benedetto XVI con accuse e insulti di ogni tipo e lasciati tranquilli di fare i parroci come se niente fosse? Solo il vescovo Negri dovrebbe avere la sensibilità di dimettersi? Eppoi, certe frasi se pronunciate, sono state espresse in un contesto privato non in pubblico. A meno che si voglia considerare pubblica una conversazione in treno con un proprio collaboratore per quanto ascoltabile da altre persone. Altra cosa se fossero state invece pronunciate in pubblico, magari durante un'omelia o in un'assemblea. Insomma ogni vicenda dovrebbe essere ricondotta nel suo contesto reale. A meno che dietro la pseudo difesa di Galantino non si nasconda invece un esplicito invito a Negri a farsi da parte. 

Tutto può essere, ma sarebbe davvero curioso che a pagare per una frase captata in treno o "rubata" con altri mezzi debba essere, casualmente, un solo vescovo.

autore / intelligo
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