Montenegro, Cardini: “La Nato sta costruendo la sua linea preventiva..."

02 dicembre 2015 ore 14:35, Lucia Bigozzi
Montenegro, Cardini: “La Nato sta costruendo la sua linea preventiva...'
“La Nato sta cercando un nuovo nemico nell’asse russo-siro-iraniano-iracheno e non ha alcuna intenzione di combattere l’Is. Se fossi Putin, farei esattamente quello che sta facendo”. E’ un passaggio-chiave dell’analisi dello storico Franco Cardini nella conversazione con Intelligonews che parte dall’apertura della Nato al Montenegro, ma inevitabilmente si allarga allo scacchiere mediorientale tra Libia, Siria, Iraq e Iran. 

Come valuta la decisione della Nato di aprire l’alleanza al Montenegro?

«La Nato sta cercando di allargare la sua influenza nel Mediterraneo e i Balcani sono importanti perché sono un’area euro-orientale verso la quale l’Alleanza atlantica sta spostando la sua attenzione per un eventuale confronto, non necessariamente militare, anche se la Nato è un’organizzazione militare e ha una connotazione offensiva e del resto, l’aspetto militare è strettamente connesso con quello politico. L’obiettivo, dopo i fatti della Georgia (2008) e dell’Ucraina, è ante-murale nei confronti della Russia. Da questo punto di vista, la Nato sta delineando una sorta di nuovo sistema di alleanze».

Siamo alla vigilia della terza guerra mondiale?

«Siamo ancora a livelli da Risiko. Per il momento la Nato sta costruendo una linea preventiva; è come se stesse cercando un nuovo avversario nell’asse russo-siro-iraniano-iracheno (per gli errori degli Usa che hanno cacciato Saddam Hussein, l’Iraq ha fatto la scelta filo-iraniana)».

Se lei fosse Putin cosa farebbe oggi?

«Farei esattamente quello che sta facendo Putin oggi. Capirei che la Nato non è un’organizzazione difensiva ma aggressiva come ha già dimostrato ed è ormai chiaro che la Nato non ha alcuna intenzione di combattere effettivamente l’Is, perché lo Stato Islamico è una proiezione del mondo occidentale e gli alleati arabo-sunniti del mondo occidentale vogliono rafforzare la potenza sunnita nell’area orientale»

Maurizio Crozza a diMartedì ha detto che a Parigi si riuniscono per il clima gli stessi Paesi che poi fanno la guerra per il petrolio. Ha ragione?

«E’ evidente. A Parigi si riuniscono governi che non hanno alcuna intenzione di ridurre le emissioni di gas, bensì vogliono che lo facciano gli altri. E’ chiaro che per il momento si sta combattendo per il petrolio, così come è palese che legate al petrolio ci sono le sorti di alcuni Paesi come l’Arabia Saudita e il Qatar che sono grandi potenze perché sono grandi produttori di petrolio e perché sono in una posizione geografica in questo momento strategica, ma anche perché non vedono con piacere il nuovo contratto – con il beneplacito di Obama - per il passaggio delle linee del petrolio e del metano tra il Turkmenistan, l’Afghanistan fino al Pakistan»

autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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