Il nuovo accordo Opec punto per punto, cosa cambia

02 dicembre 2016 ore 10:35, Luca Lippi
Nella riunione, attesissima, di Vienna, l’Opec ha raggiunto l'accordo per tagliare la produzione di petrolio di 1.2 milioni di barili al giorno. Il prezzo del petrolio, nell’immediato è balzato di quasi il 9%.
ora però, gli operatori sono concentrati nel comprendere se i paesi aderenti al cartello rispetteranno le quote assegnate (non è un’eventualità remota che possano disattendere il protocollo da un momento all’altro). 
Per questo motivo, è stato istituito un comitato che dovrà vigilare affinché vengano rispettati gli accordi. 
L’accordo
Poiché negli anni scorsi la sovrabbondanza di oro nero è stata (inevitabilmente) una delle cause del dimezzamento del valore dell’oro nero dall'estate del 2014, si è fatta urgente l’esigenza di forzare la mano per riportare le quotazioni che stanno faticosamente provando a riprendersi. 
Dopo le indiscrezioni delle agenzie internazionali, è stato l’accordo ufficialmente annunciato è il seguente:
-ridurre di 1,2 milioni di barili al giorno (a quota 32,5 milioni) il quantitativo estratto dai Paesi del cartello, quelli riuniti a Vienna. 
-aggiungere altri 600mila barili quotidiani di tagli, includendo i Paesi formalmenti esterni all'Opec come la Russia, che ha quindi accettato di tagliare l'output di 300 mila barili al giorno entro la prima metà del 2017, come ha spiegato il presidente dell'Opec, Mohammed Bin Saleh Al-Sada, al termine della riunione. 
-tra le more, ci sarebbe l'accettazione da parte dell'Arabia Saudita di concedere all'Iran (che dopo l'embargo sta correndo per recuperare il suo ruolo nello scacchiere internazionale) in via eccezionale possa far salire la sua produzione a circa 3,9 milioni di barili al giorno.

Il nuovo accordo Opec punto per punto, cosa cambia

In conclusione, però, è necessario specificare che  il prossimo 9 dicembre, a Doha, si terrà un vertice tra paesi Opec e non Opec e solo a quel punto si potranno fare i conti sul reale impegno (600 mila barili al giorno, compresa la Russia) da parte di altri paesi non aderenti al cartello. 
I dubbi sulle aspettative che non venga rispettato l'accordo, sono supportati anche dalla ripresa delle estrazioni da parte della aziende Usa operanti negli scisti bituminosi. 
Infatti, con il petrolio a 50 dollari e con l'efficientamento avviato anni fa e proseguito anche con i prezzi bassi, molte imprese potrebbero trovare conveniente riattivare le estrazioni sospese. Questo, potrebbe contribuire a far deragliare l'accordo.
Inoltre, la politica economica della nuova amministrazione Usa sembra orientata a non porre troppi limiti ambientali, rendendo più profittevole il business dei frackers.
Equilibrio delicato, e come avevamo anticipato, presto il prezzo tornerà sui minimi.

autore / Luca Lippi
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