Referendum, Sapelli: "Sottoporre la Costituzione al voto è pericolosissimo"

02 dicembre 2016 ore 11:28, Andrea De Angelis
"Sottoporre la Costituzione a referendum è un atto pericolosissimo perché rischia di dividere la nazione proprio su quella che dovrebbe essere la Carta fondamentale della convivenza". Così il professor Giulio Sapelli, economista e autore di oltre 400 pubblicazioni. Nell'intervista a IntelligoNews rilasciata a 48 ore dal referendum, Sapelli ha sottolineato come durante questa campagna referendaria si siano visti "più dei commedianti che dei ragionanti". 

Perché gli italiani dovrebbero andare a votare domenica?

"Gli elettori dovrebbero essere il più possibile informati. Li invito dunque a leggere la Costituzione e poi la riforma, ragionando quindi sul Sì e sul No. Si chiedano anche chi erano i grandi padri costituenti di allora e chi sono quelli di oggi, vadano a vedere un po' le biografie che contano sempre. Allora si fece di tutto perché il popolo avesse davanti a sé un Parlamento unito e non diviso. Sottoporre la Costituzione a referendum è un atto pericolosssimo perché rischia di dividere la nazione proprio su quella che dovrebbe essere la Carta fondamentale della convivenza". 

Comunque vada avremo un'Italia divisa?
"Mi pare purtroppo che l'Italia è stata divisa anche dalla campagna referendaria che si è svolta in un clima di volgarità e di non elevatezza intellettuale, salvo alcune persone di grande livello come il professor Pinelli o il professor De Siervo. Per il resto ho visto più dei commedianti che dei ragionanti. Del resto mi chiedo cosa si possa fare in un referendum, spiegare una Costituzione in dieci minuti? I mass media di per sè distruggono, non arricchiscono la conoscenza. Anche questa volta ne abbiamo avuto una conferma drammatica". 

Referendum, Sapelli: 'Sottoporre la Costituzione al voto è pericolosissimo'
A tal proposito abbiamo letto di otto banche che fallirebbero e di spread alle stelle in caso di vittoria del No. Uno scenario plausibile o una tecnica di basso livello?

"Certamente è una tecnica di basso livello. In questa battaglia sono implicati i cosiddetti poteri situazionali di fatto (poteri forti, ndr), cioè i gruppi che hanno un interesse se vince l'una o l'altra fazione. Non c'è assolutamente però da avere timori. I problemi sono ben altri, strutturali e qualora dovessero esplodere lo faranno al di là del Sì o del No". 

Cosa dice allora agli italiani?
"Dico loro che votare è un loro diritto, non un dovere. Io sono nato in un periodo in cui chi non votava aveva scritto nella fedina penale 'non ha votato' e questo non mi pareva uno Stato di diritto. Ognuno deve rispondere alla propria coscienza prima ancora che allo Stato". 

Però la preoccupa la scarsa informazione. 
"Questo mi preoccupa ogni volta che si esercita il suffraggio universale. Esso si basa sul principio di maggioranza che non ha nulla a che vedere con la ragione o la non ragione delle tesi, è solo un fatto procedurale (ride, ndr)".

Vuole dirci qualche ragione del No?
"No, assolutamente. Non voglio dare alcuna ragione perché la cattedra deve essere esente sempre dalla politica. Non ho apprezzato i miei colleghi professori universitari che si sono stracciati le vesti per il Sì e per il No perché dobbiamo poi rispondere ai nostri studenti ed è bene che non siano influenzati dalle nostre opinioni". 

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