Magma Ncd, ma non ha la forza di esplodere? E Renzi lo sa

02 febbraio 2015 ore 15:28, Andrea De Angelis
La lettura dell'elezione di Mattarella come un mero duello tra Renzi e Berlusconi risulta essere con il passare delle ore quantomeno parziale.  

Magma Ncd, ma non ha la forza di esplodere? E Renzi lo sa

  Se infatti il silenzio regna sovrano in quel che è (o resta) di Forza Italia, lo stesso non si può dire per il Nuovo Centrodestra. "Alfano dovrà decidere cosa vuol fare da grande", ha detto più di un commentatore all'indomani del Quirinale day. "Ha da passà a nuttata", si dice dalle parti dell'ex Presidente della Repubblica, ma per il siciliano Alfano la situazione si fa sempre più complicata. "Al mio ben noto dissenso sulla fallimentare gestione del partito in Emilia Romagna si aggiunge ora la penosa, per non dire altro, figura fatta in occasione della recente elezione del Capo dello Stato, che ha finito per gettare discredito sulla nostra comunità. Tutto ciò non mi consente di restare nel Ncd, anche perché il progetto di 'area popolare', o come lo chiamerete, non mi appartiene". Così oggi Filippo Berselli, ex senatore di An, Pdl e da adesso anche Ncd. Le sue dimissioni arrivano dopo quelle di Giuliano Cazzola che ieri, nel lasciare il partito, ha affermato: "Il prossimo inquilino del Quirinale è stato scelto e nominato al solo scopo di non fare ombra al premier. E questo, per me, è intollerabile. Renzi sta smontando, da dilettante allo sbaraglio, la Costituzione, sta costruendo una legge elettorale molto simile alla legge Acerbo, ha già ridotto a pallidi replicanti i suoi ministri e i rappresentanti italiani nelle istituzioni europee". Apriti cielo insomma. Al punto che nel vertice lombardo del partito oggi Lupi e Formigoni hanno cercato di smorzare i toni richiamando tutti all'ordine, senza tatticismi e magari lanciando anche qualche frecciatina al Premier. "Al segretario del partito democratico e al presidente del Consiglio, noi diciamo che non siamo abituati e non siamo nati per fare i cespugli; non siamo attaccati alle poltrone ma non siamo neanche abituati a fare i tappetini", ha detto Lupi, mentre Formigoni ha lanciato questo tweet:     Gaetano Quagliariello, in un'intervista rilasciata a Il Mattino, si è così espresso: "Il Nuovo Centrodestra è a un bivio: deve decidere se restare al governo - ma con un'alleanza strutturata in cui Renzi non possa scegliere, di volta in volta, con chi allearsi, a seconda della convenienza, - oppure se perseguire da subito una ricomposizione di un centrodestra, oggi balcanizzato, che superi la leadership di Berlusconi". Ha poi mandato un messaggio all'altro Matteo politicamente più noto: "Le nostre risposte emergeranno dal confronto interno, partendo da un punto fermo condiviso: non possiamo fare alleanze con questa Lega". Immediata la risposta di Salvini: "Sicuramente nessuna alleanza con Ncd, che penso sparirà di qui a breve perché ha preferito le poltrone alla coerenza". Silente, come prevedibile, Matteo Renzi. Il quale sa di avere il coltello dalla parte del manico: se Alfano e il suo partito decidessero di far cadere al Governo il premier potrebbe presentarsi alle urne con un partito più unito che mai dal giorno della sua elezione a segretario e, soprattutto, con avversari troppo deboli per impensierirlo.  
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