Con SkyBender la rete attraversa i droni solari: così Google vola sul mondo

02 febbraio 2016 ore 10:38, Lucia Bigozzi
Cosa bolle nella pentola di Google? A quanto pare, qualcosa destinato a cambiare la qualità della connessione internet, super-velocizzandola. Nel mondo sempre più digitale e web della comunicazione e dei contatti il colosso americano starebbe testando una connessione a internet senza fili con prestazioni considerate 40 volte più veloci dell’attuale 4G. Ma è la metodologia la “chiave” straordinariamente innovativa attraverso la quale entrare nella nuova evoluzione tecnologica: internet schizzerà in velocità grazie all’uso di droni che traggono alimentazione dal sole, alias energia solare. Ci sarebbe questo, nella “pentola” di Google e l’indiscrezione è stata lanciata lo scorso fine settimana dal quotidiano britannico Guardian, secondo cui il progetto, attualmente in fase di sperimentazione al cosmodromo “Spaceport America” in New Mexico, è denominato “SkyBender”. Stando alle indiscrezioni, Google starebbe sperimentando trasmissioni radio a onde millimetriche, una tecnologia che utilizza uno spettro di frequenze diverso da quello impiegato attualmente dai cellulari e spesso sovraffollato. La fase sperimentale del progetto, come spiega il tabloid britannico, comprende l’impiego di un velivolo, “opzionalmente pilotato” (si dice così in gergo tecnico) chiamato Centauro, a guida sia manuale che autonoma, oltre che i droni di Google Titan, una divisione della compagnia costituita dopo l’acquisizione della startup “Titan Aerospace” nel 2014. In sostanza, Titan costruisce droni a energia solare dall’apertura alare fino a cinquanta metri. 

Con SkyBender la rete attraversa i droni solari: così Google vola sul mondo
E’ proprio la tecnologia a onde millimetriche che potrebbe consentire il punto di svolta, perché potrebbe essere alla base delle nuove reti senza fili 5G: tecnologia attualmente in fase di studio da parte del Darpa, l’agenzia Usa che si occupa dello sviluppo di tecnologie per uso militare, che nel 2014 ha annunciato il progetto “Mobile Hotspots” all’interno del quale l’utilizzo dei droni è pensato per fornire connessioni alla velocità di un giga-bite al secondo alle truppe che operano in aree remote. Tuttavia si tratta di un processo tecnico complesso e articolato dal momento che (come evidenzia il Sole24Ore) il ricorso ai droni per la distribuzione del segnale impone inoltre a Google di concentrarsi su una nuova tecnologia, chiamata “phased array”, funzionale alla disposizione di antenne il cui compito è quello di rafforzare il segnale nella direzione voluta. Ma il colosso di Mountain View è determinato a portare avanti quella che già si preannuncia come una “rivoluzione” senza fili.

autore / Lucia Bigozzi
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