Banche, Draghi svela di aver salvato l’Europa. L’effetto bail-in rimane però

02 febbraio 2016 ore 12:00, Luca Lippi
La sospensione della normativa denominata “bail-in” riguardo il salvataggio delle banche è stata negata dal Governatore della Bce Mario Draghi che indirettamente risponde alla Banca d’Italia. 
Bankitalia probabilmente ingolfata nella gestione del contenzioso che la vede implicata e schiacciata dai risparmiatori delle note quattro banche fallite da una parte, incalzata dal governo che chiede spiegazioni circa l’insufficiente vigilanza e ultima (ma non ultima) la magistratura che è stata incaricata per fare chiarezza sulle operazioni sospette e la cattiva gestione dei banchieri e dei controllori nella questione specifica. Bankitalia ha chiesto alla Bce e alla Ue la sospensione del bail-in, Draghi sostiene che la norma del bail-in deve essere applicata seguendo coerenti parametri che sono gli stessi approvati a suo tempo da tutti i banchieri europei (italiani compresi) e quindi è esclusa ogni sospensione. Invero Draghi batte sulla introduzione della garanzia unica sui depositi bancari provando a ridare fiducia al sistema europeo e quello dei singoli Paesi membri che in questo modo avrebbero un paracadute finanziato dal sistema stesso senza l’intervento dei governi.

Banche, Draghi svela di aver salvato l’Europa. L’effetto bail-in rimane però
Cosa sarebbe la garanzia unica sui depositi bancari? In estrema sintesi è un fondo europeo unico destinato a intervenire nelle criticità delle banche, secondo lo schema presentato dal presidente Jean-Claude Juncker a Strasburgo, contempla 3 tappe. La prima entrerebbe in vigore dal luglio del 2017 e prevederebbe uno schema di ri-assicurazione per i primi 3 anni, durante i quali sarebbero coperti tutti i depositi fino ai 100.000 euro presso le banche aderenti allo European deposit insurance scheme (Edis), che interverrebbe, però, solo una volta che siano stati utilizzati i fondi nazionali, limitatamente al 20% degli obiettivi di assicurazione dei regimi nazionali, a causa dell’iniziale carenza di risorse sul piano europeo, sempre che tale fondo sia stato alimentato adeguatamente, seguendo una direttiva europea progressiva in materia. Dal luglio del 2020, invece, si passerebbe a uno schema di co-assicurazione, che prevederebbe un intervento dell’Edis anche senza la necessità di un previo esaurimento dei fondi assicurativi nazionali. Il fondo europeo interverrebbe per una parte dei costi, ma la compartecipazione sarebbe progressiva, partendo dal 20%.
Dal luglio del 2014 inizierebbe la terza fase, quando l’Edis interverrà a copertura integrale dei costi e supererà del tutto i regimi assicurativi nazionali, affiancandosi al Fondo unico di risoluzione, creato lo scorso anno per attuare i salvataggi bancari.
L’Edis interverrebbe in 2 casi: quando una banca viene liquidata o quando si attua un meccanismo di salvataggio con annesso trasferimento dei depositi verso un’altra banca, in modo da non interrompere l’accesso dei depositanti ai propri risparmi.

Banche, Draghi svela di aver salvato l’Europa. L’effetto bail-in rimane però
La Germania (e la Bundesbank) chiaramente si oppone a questo sistema respingendolo perché rifiutano una mutualizzazione dei rischi bancari, così come anche di quelli legati ai debiti sovrani dell’Eurozona. Jens Weidmann (presidente della Deutsche Bundesbank) ritiene che uno schema di garanzia unico sui depositi delle banche implichi che gli istituti e i contribuenti di un paese siano esposti ai rischi di cattiva gestione o comunque di insolvenza di una banca con sede in un altro stato. Inoltre, spiega, le banche in Europa sono ancora molto legate ai bilanci pubblici nazionali, acquistando quantitativi considerevoli di titoli di stato. Da questo punto di vista, la critica sembra rivolta essenzialmente all’Italia, che vanta il primato della maggiore percentuale di bond governativi detenuti, in relazione agli attivi (oltre l’11%). Dunque, una garanzia unica implicherebbe indirettamente che i contribuenti di un paese si accollino i rischi anche derivanti dall’andamento dei conti pubblici di altri stati, che hanno un impatto sui bilanci delle banche proprio per il tramite dei bond.
Draghi dal canto suo, replica che il sistema della garanzia unica è necessaria e sufficiente, e cerca di porsi a garante del riordino dei conti delle banche, soprattutto favorendone una ricapitalizzazione adeguata allo scopo di diluire il peso di titoli pubblici in portafoglio delle varie tesorerie. Contestualmente impone a Strasburgo il riconoscimento di una credibilità sufficiente ad accreditare proposte autonome della Bce. In sostanza dice che ha salvato l’Europa dalla deflazione e che da marzo è pronto a sostenere maggiormente la politica di alleggerimento a patto che i Paesi Membri operino le riforme necessarie ad un allineamento definitivo che rispettino il Fiscal Compact e si comportino come una Unione vera e reale eliminando ogni divergenza di comodo.
In sostanza e a conclusione, Draghi dice che tutto si può fare, sottolinea che le difficoltà nell’incedere dell’operato della Bce sono questioni politiche che non hanno nulla a che vedere con le questioni finanziarie, sostiene che la Bce ha fatto e continuerà a fare la sua parte rivendicando maggiore autorevolezza, e che presto si dovrò provvedere ad approvare la garanzia unica sui depositi bancari poiché la normativa del bail-in è necessaria e sufficiente e non prevede alcuna sospensione. Tempi duri per Bankitalia e anche per la Bundesbank che a diverso titolo si sono presi una bella strapazzata dal Governatore centrale della Bce.

autore / Luca Lippi
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