Tutti a Roma contro l'Isis: al via il vertice con Kerry e attenzione alla Libia

02 febbraio 2016 ore 13:29, Andrea De Angelis
"Nella lotta all'Isis sono stati fatti "importanti progressi ma di fronte abbiamo un'organizzazione molto resistente e quindi non dobbiamo sottovalutarla". Lo ha detto il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, aprendo i lavori dello Small Group della coalizione anti-Isis oggi alla Farnesina, che co-presiede insieme al segretario di Stato Usa John Kerry. "Il mondo si aspetta sicurezza da noi e noi distruggeremo l'Isis", ha detto  Kerry nel suo intervento aggiungendo che oggi a Roma si discuterà di come "aumentare gli sforzi" per vincere questa guerra"
Gentiloni ha ricordato che lo Stato islamico ha perso terreno nel 40% dell'Iraq e nel 20% della Siria ma allo stesso tempo minaccia la Libia e l'Africa sub-sahariana, quindi la coalizione deve impegnarsi per un maggiore coordinamento negli sforzi militari, economici e diplomatici. Al tavolo siedono i ministri degli Esteri di 23 Paesi, europei, occidentali e della regione maggiormente impegnati nella Coalizione globale per il contrasto a Is e l'Alto Rappresentante Ue.

Tutti a Roma contro l'Isis: al via il vertice con Kerry e attenzione alla Libia
Proprio la Libia dunque è al centro della discussione, anche perché l'Italia ha ricevuto di recente delle minacce. Lo scorso 14 gennaio l'ultima, questa volta da Al Qaeda"L'Italia romana ha occupato Tripoli", gli "invasori" italiani se ne pentiranno, saranno "umiliati e sottomessi". A pronunciare tali parole di minaccia il numero due di Al Qaeda nel Maghreb islamico (Aqmi), l'algerinoAbu Ubaydah Yusuf al-Anabi, in un video di 23 minuti di cui l'agenzia mauritana al-Akhbar afferma di avere ricevuto una copia. Se confermato, l'alto profilo criminale di Abu Ubaydah Yusuf al-Anabi renderebbe, come riporta Repubblica.it, l'anatema sicuramente degno di particolare attenzione. 
Per al-Anabi, quello in corso in Libia è un vero e proprio "complotto", a partire dall'accordo per un governo di unità nazionale firmato il 17 dicembre a Skhirat, in Marocco, dai rappresentanti dei parlamenti di Tripoli e Tobruk sotto l'egida dell'Onu e con l'importante ruolo di mediazione svolto dal ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, fino alla cosiddetta "occupazione" da parte dell'Italia. Stando al terrorista, "un generale italiano", di cui non fornisce altri dettagli, "è a capo di un governo fantoccio di cui fa parte gente della nostra razza che ha venduto la sua religione", alla stregua di quanto accadde in Iraq con "la nomina di Paul Bremer dopo la campagna criminale di George Bush", per non parlare di come "il suo compagno di crimini Donald Rumsfeld ha insozzato Baghdad".

E un mese prima, il 13 dicembre, sempre a Roma si era parlato del governo di unità nazionale in Libia alla conferenza internazionale sulla crisi in Libia promossa dal ministro degli Esteri Paolo Gentiloni con il segretario di Stato Usa John Kerry. Da oggi, niente scuse, "sarà compito dei leader libici, che assumono su di loro la responsabilità, di portare avanti questo processo ma anche la comunità internazionale lo sosterrà" aveva dichiarato un soddisfatto Paolo Gentiloni auspicando un rafforzamento delle forze in campo. 
Un mese e mezzo dopo, però, la situazione è delicatissima. Il processo politico in atto in Libia "è più lento dell'espansione militare" dei jihadisti dello Stato islamico. Questa la preoccupazione espressa la scorsa settimana dall'inviato Onu per la Libia, Martin Kobler, dopo che il parlamento di Tobruk, riconosciuto dalla comunità internazionale, ha respinto la proposta di un esecutivo di unità nazionale avanzata nell'ambito del processo avviato con la firma, lo scorso dicembre, di un accordo Onu. 
"Io lavoro con l'idea che il bicchiere è ormai mezzo pieno", ha detto Kobler come riportato da Askanews. "Molti dei deputati che lo boicottavano hanno partecipato al voto, ed è stata una decisione molto coraggiosa", ha sottolineato l'inviato Onu, ricordando che "in una situazione di crisi, nessun processo di negoziato politico è senza ostacoli". Tuttavia, la comunità internazionale sta "esprimendo la propria impazienza", ha detto Kobler, facendo riferimento all'ipotesi di sanzioni europee contro politici libici accusati di ostacolare il processo. Quindi l'affondo: "Mentre le forze politiche discutono dell'accordo, Daesh e altre organizzazioni terroristiche agiscono e rubano la terra al popolo libico". 








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