Più imprese nel 2015: stranieri e giovani sostengono la ripresa? Ma sale disoccupazione

02 febbraio 2016 ore 13:29, Luca Lippi
Esaminiamo il dato di Unioncamere e Infocamere che prendono riferimento il solo dato oggettivo della natalità e mortalità delle imprese riguardo l’anno 2015. 45mila le imprese in più, 20mila solo nel Mezzogiorno. Metà nel commercio e turismo, in "rosso" manifatturiero e costruzioni. Dunque secondo questi dati sembrerebbe che le imprese tornano a crescere dopo sette anni di passione. Più imprese turistiche e commerciali, meno società di costruzioni e aziende agricole. Nel 2015 le imprese italiane hanno così accelerato il ritmo di crescita, raggiungendo quota 6 milioni 57mila unità. Un risultato raggiunto grazie a 372mila nuove iscrizioni. Dopo sette anni di crisi (interrotti dalla breve fiammata del 2010-2011), lo scorso anno il tessuto imprenditoriale ha visto un ritorno del ritmo di crescita delle imprese ai livelli pre-crisi del 2007 (+0,75%).

Più imprese nel 2015: stranieri e giovani sostengono la ripresa? Ma sale disoccupazione
Bisogna essere concreti però, il risultato è determinato soprattutto da imprese di giovani, stranieri e donne: il saldo delle aziende create da under 35 (+66.202 unità) supera nettamente l'intero saldo annuale (+45.181). Va inoltre segnalato il contributo determinante delle imprese di stranieri (+32.000 unità) e di quelle create da donne (+14.300).  In crescita società di capitali e cooperative mentre diminuiscono imprese individuali e società di persone.
Dall'analisi emerge che a livello settoriale due terzi della crescita del 2015 si concentra in tre soli comparti: commercio (+11.990 unità), turismo (+11.263) e servizi alle imprese (+9.409). Ancora in campo negativo (seppure in miglioramento rispetto al 2014), le costruzioni (-6.055 imprese), l'agricoltura (-5.460) e le attività manifatturiere (-2.416). Inutile sottolineare che stiamo parlando di poco o niente, molte sono sostituzioni per ripulire attività andate protestate nel tempo, l’imprenditoria femminile e straniera gode dei finanziamenti destinati per l’avvio dell’attività e non c’è bisogno delle istituzioni per vedere quanto durano queste attività. Oltretutto il settore che traina l’economia di un Paese è quella delle costruzioni, e a proposito non c’è bisogno di commento. Il mercato è quello che è, l’apertura di cento attività piuttosto che dieci non fanno altro che abbeverarsi alla medesima fonte, entrando in concorrenza ai limiti della lealtà con attività consolidate vittime della crisi più nera.
Per cronaca riportiamo il commento di Ivan Lo Bello (presidente di Unioncamere) al dato: “La vivacità con la quale il sistema imprenditoriale ha ricominciato a crescere ci fa capire che i momenti più difficili della lunga crisi che ha attraversato il Paese sono probabilmente alle spalle. E' bello soprattutto constatare che nel 2015 quasi 120mila giovani under 35 hanno scelto di scommettere sulle proprie capacità, dando vita a una nuova impresa. Il sistema camerale intende lavorare per fare in modo che tutte queste nuove realtà, molte delle quali sono sicuramente innovative e promettenti, superino con successo la delicata fase di start up e si affermino sul mercato”. 
Intanto la disoccupazione secondo l’Istat torna a crescere, che in numeri assoluti è un dato esiziale (-0,1%) ma che questo si verifichi nel mese in cui le imprese fatturano per il 50% dell’anno offre la misura di una realtà che è sempre meno rosa di quella nei fatti ci viene proposta sistematicamente, pur mantenendo il più forzato ottimismo possibile al quale siamo aggrappati con le unghie e con i denti.

autore / Luca Lippi
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