Cirinnà, l'imam Pallavicini su adozioni gay: "Un'esasperazione. I figli vengono generati da un amore"

02 febbraio 2016 ore 13:46, Marta Moriconi
IntelligoNews ha sentito il parere dell'Imam Yahya Pallavicini, vicepresidente della Coreis, comunità religiosa islamica italiana, sulle unioni civili previste nel Ddl Cirinnà e in discussione oggi in Senato relativamente alle pregiudiziali di costituzionalità. 

Qual è la sua opinione sulle nozze gay e sul ddl Cirinnà, contestato dalla piazza del Family Day solo sabato scorso?

"Se dovessi parlare solo da un punta di vista religioso, teologico e confessionale è chiaro che per noi, come per i cristiani,  lo statuto del matrimonio e le unioni sono quelle naturali tra un uomo e una donna. Quindi non abbiamo una particolare sensibilità verso altri tipi di unione, come quella tra persone dello stesso sesso. Comprendiamo da occidentali contemporanei in questo mondo un po' confuso che il sistema democratico, laico e secolarizzato ha articolare interesse a cercare di tutelare i diritti di tutte quelle situazioni che si vengono a creare. Ma da un punto di vista teologico e confessionale questa cosa ci lascia indifferenti". 

Venendo all'adozione dei figli da parte dei gay, c'è la stessa indifferenza o il vostro no è più forte?

"Questa ci sembra veramente un'esagerazione. I figli vengono generati da un amore anche per chi non dovesse credere, da un'unione fisica tra un uomo e una donna. Voler tutelare il diritto di qualcosa che non è né naturale né fisico, al di là
Cirinnà, l'imam Pallavicini su adozioni gay: 'Un'esasperazione. I figli vengono generati da un amore'
della confessione religiosa, ci sembra un'esagerazione, un'esasperazione di una ricerca neanche prioritaria rispetto a tutte le esigenze che il popolo dovrebbe perseguire. Una sorta di estremismo di tutela di diritti che è artificioso in termini di opportunità". 

Ieri Renzi ha parlato di immigrazione di serie A e serie B, l'Europa chiede aiuti umanitari, ma all'Italia niente sostegno. In questa situazione come vi sentite rispetto a un anno fa? La vostra religione come viene percepita e quali ostacoli vedete di fronte?

"L'argomento è un po' più complesso e servono delle distinzioni. La complessità è legata al fatto che da un lato mi sembrerebbe naturale che le istituzioni e la sensibilità popolare si prendano carico di un'immigrazione crescente da decenni. L'insensibilità o il burocratichese di alcune lobby e di alcuni Paesi del Nord Europa mi sembra un qualcosa che non rispecchia il mio sentire, sia umano che religioso. Questa è una prima cosa. L'altro aspetto è che non può essere una scusa, ma neanche può essere ignorato, il pericolo di una certa infiltrazione tra la massa dei rifugiati e richiedenti asilo che cercano la sopravvivenza. Ci possono certo essere degli speculatori che vogliono fomentare i flussi o infiltrare persone legate al terrorismo, ma i due fattori vanno analizzati con serietà ed obiettività".

Sulle reali esigenze della realtà islamica in Italia e in Europa, cosa ci dice? 

"E' un'altra cosa ancora. Non ha un diretto collegamento né con le migrazioni né col terrorismo. Quindi prevederebbe che il governo si assumesse il coraggio e la coerenza di legittimare interlocutori affidabili che riconoscano gli immigrati e gli impostori terroristi, integrando così le persone oneste e isolando gli altri".

Oggi chi non è d'accordo col pensiero unico è accusato di integralismo, nel vostro caso si parla di barbarie. Ci si può mettere tutti a un tavolo e dibattere con ragionevolezza su vari temi? 

"Se la domanda è se siamo disponibili a sederci a un tavolo la risposta è sì, anzi noi chiediamo di far parte di fare tavoli tematici con le istituzioni, dove la voce e le rappresentanze autentiche dell'islam occidentale possano essere sentite direttamente e non tramite esperti di qualunque tipo. Sulla questione minoranza o maggioranza non mi pongo questo problema. Se anche, e non lo sono, la mia voce fosse minoranza ma rappresentasse un valore aggiunto alla dinamicità e alla ricchezza del patrimonio intellettuale, culturale, spirituale della società italiana europea o mondiale sarebbe opportuno considerare il mio diritto di essere parte integrante del sistema, minoranza o no". 

E come risponde all'accusa di essere barbari?

"(Ride, ndr) E' vero che ci sono state delle barbarie ma sono una minoranza oggi e sono sempre state una minoranza. L'uso però che si vuole fare della provocazione della barbarie è un falso storico. Si vuole esasperare un'interpretazione non qualificata e pertinente di alcune situazioni per demonizzare una civiltà o una religione e avere la pretesa di legittimare il non riconoscimento o la non integrazione di questa componente all'interno della visione non omologata, questa volta sì, della società occidentale".

L'inciviltà poi può essere anche racchiusa in alcune leggi ritenute molto moderne...

"Certo. Da un lato abbiamo degli steccati per cui i musulmani, i poveri o gli immigrati, devono essere in una lista di attesa di serie B e dall'altro lato dobbiamo assolutamente a tutti costi fare delle campagane per integrare nella famiglia di serie A anche le persone che non sono familiari rispetto a quell'identità. Sono i paradossi, i controsensi, di un'ignoranza diffusa delle specifiche identità. Rientra qui anche il discorso dei canti di Natali vietati nelle recite dei bambini, non è vero per esempio che urtavano la sensibilità dei bambini musulmani, come non è vero che le statue nude urtavano la suscettibilità di Rouhani". 

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