Procedura d’infrazione dall'Europa? Ora la vera sfida di Renzi è il "patto di umanità"

02 febbraio 2016 ore 17:00, Americo Mascarucci
Il braccio di ferro fra il Governo italiano e la Commissione Europea potrebbe concludersi con una procedura d’infrazione per l’Italia. 
Il premier Matteo Renzi infatti è deciso a battere i pugni sul tavolo per ottenere dall’Europa di porre al di fuori del patto di stabilità oltre ai soldi che l’Italia deve alla Turchia per il soccorso prestato ai migranti e che Jean Claude Juncker ha richiesto espressamente al Governo italiano con tanto di lettera di sollecito, anche i soldi spesi dall’Italia per la stessa ragione oltre a quelli che dovrà spendere in futuro. 
"Noi italiani pensiamo che i migranti siano tutti uguali - ha attaccato Renzi -  Non è possibile considerare le vite da salvare nel Mar Egeo diverse da quelle da salvare nel Mar Tirreno. Il fatto che le spese per salvare i bambini che navigano dalla Turchia alla Grecia siano fuori dal Patto di Stabilità è finalmente un fatto positivo. Pensare di considerare in modo diverso le spese per salvare i bambini eritrei che arrivano in Sicilia mi sembra assurdo e illogico. Solo una perversione burocratica può fare distinzioni tra le vite da salvare. A questo punto noi daremo il nostro contributo alla Turchia per salvare esseri umani. E faremo ogni sforzo per salvare vite umane nel Mediterraneo: abbiamo salvato migliaia di vite mentre l'Europa si girava dall'altra parte. Continueremo a farlo, perché prima del Patto di stabilità c'è un patto di umanità. Che noi non rinnegheremo mai. Se poi vogliono aprire una procedura contro l'Italia, facciano pure: noi andiamo avanti. Per noi Europa significa valori e ideali, non polemiche da professionisti dello zero virgola". 

La Commissione Europea fa comunque notare che la decisione di avviare una procedura d'infrazione nei confronti dell'Italia riguarda la registrazione dei migranti in arrivo e delle loro impronte digitali, mentre non ci sarebbero infrazioni per ciò che riguarda il salvataggio in acqua dei migranti. 
Il vero nodo resta però la clausola migranti: si tratta di un margine di flessibilità lasciato ai singoli Stati, che possono spendere fino allo 0,2% del Pil per far fronte all'emergenza migranti senza che tale cifra venga conteggiata all'interno del deficit (che in base ai trattati europei non può superare il 3% e si deve attestare su una soglia concordata con l'esecutivo di Bruxelles). Ci sono due nodi da sciogliere sulla clausola migranti: capire se la Commissione accetterà le voci di spesa che l'Italia vuole inserire nel 'pacchetto migranti' e capire di quanto crescerà l'economia italiana (maggiore sarà il Pil, maggiore sarà la percentuale dello 0,2%). La vera sfida di Renzi si gioca su questo.

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