Il primo 2 giugno di Mattarella, se ci sei batti un colpo

02 giugno 2015, Fabio Torriero
Il primo 2 giugno di Mattarella, se ci sei batti un colpo
Il primo due giugno di Mattarella. Ovvero la festa sobria e umile della Repubblica, esattamente come lo stile e il dna del suo nuovo Inquilino.
 

Mai come in questa occasione, infatti, forma e sostanza sembrano coincidere: omaggio al Milite Ignoto (da parte di un anonimo, pallido, capo di Stato), atleti con stellette, tanto per laicizzare e smilitarizzare l’evento; bambini vestiti di bianco e coccarde rosso-verdi al petto, con ombrelli per salutare il presidente, tanto per dare priorità all’innocenza dei piccoli, rispetto alla cattiveria delle armi e del militarismo patriottico. E poi, i gonfaloni delle Regioni (il federalismo) e molto risparmio di soldi (come ha notato chi ha avuto modo di vedere le prove tecniche di sfilata in quel di Guidonia). Insomma, modestia, sobrietà, risparmio, innocenza, smilitarizzazione, in perfetta coerenza con l’identità culturale di Mattarella (Dc di sinistra, appartenenza cattolico-democratica). 

Ma delle domande sono d’obbligo: quale Italia si rispecchia ormai nel due giugno, dopo le elezioni regionali e in vista delle prossime politiche? Cosa unisce gli italiani, 70 anni dopo il 1946? Quali sono le ragioni del nostro stare insieme? Siamo italiani per diritto di suolo o ancora per diritto di sangue, nonostante gli sbarchi biblici di immigrati e disperati e il fallimento di molte politiche di integrazione? 

Siamo europeisti (ostinazione ribadita dal presidente Mattarella ad una regina Elisabetta e ad un governo Cameron, fortemente critici con la Ue e l’euro), o sta avanzando pure da noi l’anti-Ue (si veda l’affermazione di Lega e 5Stelle domenica)? L’Italia è solo Renzi, lo "sponsor" di Mattarella?

La nostra, inoltre, sul piano costituzionale, è una Repubblica-spezzatino, un po’ presidenzialista, un po’ federalista e un po’ parlamentare, senza grandi valori comuni, né memoria condivisa (basti pensare alle consuete polemiche che accompagnano tutti i 25 aprile). E poi, considerazione delicata, che presidente abbiamo? Ci aspettavamo, onestamente, qualcosa di più da lui: non ha detto una parola sul parlamento che lo ha eletto; parlamento delegittimato da quella Consulta (di cui lui ha fatto parte) in quanto espressione del Porcellum.

Ci aspettavamo qualcosa di più in ordine all’Italicum e alla cosiddetta riforma della scuola, che ha creato molte discriminazioni, tra docenti di serie “a” e docenti di serie “b” (un provvedimento incostituzionale?). Il cattolico Mattarella, cosa pensa del pensiero gender (papa Francesco lo ha definito “una deviazione della mente”) che si intende introdurre nelle scuole, con la scusa della sensibilità e del civismo democratico? E soprattutto, ci aspettavamo qualcosa di più sul tema a lui caro, relativo alla questione morale (il decreto Grasso anti-corruzione) e agli impresentabili (la commissione della Bindi). 

Confidiamo nel prossimo due giugno.
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