Souad Sbai: «L'Europa convinca il presidente egiziano Morsi ad andarsene. Il Papa a Lampedusa per abbracciare i deboli del Mediterraneo»

02 luglio 2013 ore 9:49, Marta Moriconi
Souad Sbai: «L'Europa convinca il presidente egiziano Morsi ad andarsene. Il Papa a Lampedusa per abbracciare i deboli del Mediterraneo»
«Il Papa a Lampedusa abbraccerà i deboli e quella parte del Mediterraneo, aperta al dialogo, che rifiuta gli estremismi». Ne è convinta Souad Sbai, già parlamentare, giornalista e presidente dell'Associazione donne marocchine. Quanto a quell’Egitto che si sta infiammando e sta scendendo in piazza contro il presidente Morsi, a IntelligoNews afferma con sicurezza: «Morsi non è più appoggiato nemmeno dall'esercito. Con 18 milioni di moderati scesi nelle strade o se ne va o ci sarà una guerra civile. L'Europa intervenga per convincerlo ad andarsene». Il Papa andrà in visita a Lampedusa l’8 luglio. Cosa ne pensa? «E’ una visita importantissima. Lì ci sono tanti disperati che arrivano dall’estero e ogni volta speriamo che tra quei disperati non siano nascosti personaggi non idonei alla nostra cultura. Che il Papa vada lì è un gesto meraviglioso. Noi italiani dobbiamo guardare alla ‘piscina’ del Mediterraneo. Siamo vicini a quel mondo più che mai, tanto più ora con che ci sono delle rivolte democratiche in Egitto e la Libia si è stabilizzata senza estremismi. Il Papa andando a Lampedusa è come se si avvicinasse a tutto quel mondo del Mediterraneo». Da lì il Papa, magari, potrà anche lanciare un messaggio importante sulle politiche dell’immigrazione, che in Italia sembrano fallite. «Il Papa andrà lì per dare un segnale: un abbraccio a quella parte del Mediterraneo. Il suo gesto guarda ai deboli. E’ di accoglienza a tutti i disperati. Sul fatto che non ci sia stata una vera politica dell’immigrazione è ovvio e non ci sarà perché non c’è la volontà di sedersi e parlare dell’immigrazione e dei 4milioni di immigrati che abbiamo nel nostro Paese. E tra quei 4 milioni ricordo che ci sono  tanti disperati, soprattutto donne e bambini, come è vero che c’è chi non è compatibile con il nostro pensiero e con la nostra cultura. E la politica deve difendere il Paese da chi è pericoloso. Ma è chiaro che una vera politica sull’immigrazione deve partire dalla testa. Io mi sono sgolata la gola in 5 anni di legislatura. La politica di accoglienza non deve comportare lo sradicamento. C’è una popolazione che si sta liberando dalla paura e lì sta tornando il sereno! La scommessa, infatti, che l’Occidente deve capire è la realizzazione di buone condizioni di vita nei Paesi d’origine». Cosa pensa di quello che sta succedendo in Egitto? «Morsi non è più appoggiato nemmeno dall'esercito. Con 18 milioni di moderati scesi nelle strade o se ne va o ci sarà una guerra civile. L'Europa intervenga per convincerlo ad andarsene. Ci sono milioni di persone che hanno capito che la soluzione non sono i fratelli musulmani, ma la libertà dei Paesi, la democrazia. Con Morsi è tornato l’inferno, è ritornato un Medioevo pesante. Sono stata tra i primi a dirlo. Se non va via dall’Egitto ci sarà una guerra civile disastrosa per l’economia del Paese». Può anche innescarsi una specie di miccia che dall’Egitto esplode nei Paesi limitrofi? «Siamo felicissimi, pronti. Anche la Tunisia scenda in piazza per farsi sentire: lotti per i diritti. Gli integralisti fratelli musulmani non sono la soluzione per Paesi democratici e liberali. Perciò non vediamo l’ora che in Tunisia, in Siria, vengano mandati via tutti questi personaggi che stanno massacrando la loro popolazione. Anche la Turchia vive un cambiamento. Noi italiani dobbiamo farci portavoce di questi popoli che gridano la propria libertà. Invece, quando sono scesi in piazza i fratelli musulmani, l’Europa è andata lì a curiosare e ora che scende un popolo moderno stanno tutti zitti. E’ cominciata una nuova era per il Mediterraneo. E l’Italia deve essere in prima linea in questa fase. Perché il Nord Africa è più vicino a noi dei Paesi scandinavi. Qui c’è il Mare Nostrum. E vincerà la libertà, è chiaro nella sofferenza, cominceranno a saltare i kamikaze, sarà versato del sangue». Come guarda, da ex deputata del Pdl, il ritorno di Forza Italia e di una sorta di An? «Se si organizza Forza Italia è naturale che la destra faccia altrettanto. La destra è molto più vicina al Mediterraneo. E in questi ultimi 10 anni ha perso il proprio rapporto solidale con il mondo arabo. Il popolo di destra è arrabbiato con l’attuale destra passiva. E’ arrivato il momento di reagire e far sentire la propria voce. In un Paese democratico è importante che ci sia una destra».
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