La Pascale come Evita? No, semmai Isabelita

02 luglio 2014 ore 9:35, Americo Mascarucci
La Pascale come Evita? No, semmai Isabelita
Per favore, non paragonatela ad Evita, semmai ad Isabelita.
L’Espresso online ha azzardato un paragone fra Francesca Pascale, la fidanzata di Silvio Berlusconi, e l’indimenticabile Eva Duarte moglie dell’ex presidente argentino Juan Domingo Peròn e leader dei famosi descamisados. Intendiamoci, nessuno vuole denigrare la nuova “lady di Arcore”, se non i berlusconiani di stretta osservanza che mal sopportano l’eccessivo potere che si dice eserciti su Berlusconi condizionando pesantemente le scelte politiche del partito, promuovendo gli amici ed emarginando tutti quelli che non le vanno a genio. Tuttavia fare paragoni fra lei ed Evita non può che apparire sproporzionato e fuori luogo. Evita infatti non viveva chiusa nelle dorate stanze di Palazzo Grazioli, bensì in mezzo ai lavoratori che lottavano per rivendicare diritti; era una donna del popolo, capace di “sporcarsi le mani” fra i poveri e gli emarginati, senza preoccuparsi di macchiare il vestito arancione o che qualcuno le potesse calpestare il cagnolino tanto chic; una che con il popolo sapeva dialogare e farsi amare, parlando lo stesso linguaggio dei contadini che sostenevano il peronismo convinti di ricevere in cambio quei diritti calpestati dall’arroganza e dallo strapotere delle oligarchie che dominavano l’Argentina. Quelle oligarchie che Evita ebbe il coraggio di sfilare a viso aperto, radunando le masse nelle piazze, riuscendo ad ottenere la liberazione di Peròn che era stato arrestato per le politiche sociali che voleva attuare da ministro del lavoro del governo militare. Francesca non è stata capace di sfidare nessuno, se non i giornalisti che rischiavano di pestare la coda all’amato Dudù asserragliandosi intorno a lei in cerca di una dichiarazione ad effetto.. Evita riuscì a trasformare un colonnello dell’esercito salito al potere con un golpe, in un grande leader democratico e popolare. La Pascale rischia di trasformare Berlusconi in una “macchietta”, in un ex leader tenuto in ostaggio da un ristretto cerchio magico. Evita fu l’ideatrice di una grande destra sociale, che con tutto il rispetto non ha proprio nulla a che spartire con il liberismo demagogico dell’ultimo Berlusconi. Semmai qualche paragone può essere tentato con Isabelita, la seconda moglie di Peròn che si presentò con lui alle elezioni del 1973 e che salì al potere come vicepresidente dell’Argentina dopo i lunghi anni dell’esilio cui lo avevano costretto gli antiperonisti. Ma Isabelita non aveva nulla a che vedere con Evita al punto che gli argentini non si affezionarono mai a lei, così come si erano innamorati della prima moglie. Ecco, la Pascale è molto più simile ad Isabelita, ambiziosa e accentratrice, pronta a fare terra bruciata intorno al compagno, creandogli a protezione un cordone sanitario, nel quale consentire l’accesso a pochi, fidatissimi eletti. Isabelita era così, ed esercitò per i pochi mesi in cui Peròn tornò a governare l’Argentina (fu rieletto a furor di popolo nel 1973 ma morì l’anno successivo) un potere opprimente sul marito, condizionando pesantemente le sue decisioni. Quando morì, assunse lei il potere, ma lo esercitò con tanta supponenza e arroganza da creare un diffuso malcontento nel Paese, quel malcontento che generò poi le condizioni per il colpo di stato del generale Videla che aprì la strada alla sanguinaria dittatura ancora oggi ricordata per l’elevatissimo numero di persone assassinate e fatte scomparire (i desaparecido). Se è vero ciò che si racconta negli ambienti berlusconiani più anti-pascaliani, Francesca agirebbe pressappoco così con supponenza ed invadenza, approfittando della debolezza umana e politica di Berlusconi, fiaccato dalle vicissitudini giudiziarie senza fine e da una crisi del consenso che ogni giorno di più assume i caratteri dell’emergenza. Sarà davvero così? In ogni caso, non chiamatela Evita e se proprio non se ne può fare a meno, almeno che sia Isabelita.
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