Tsipras e la Grecia? In "difficoltà passeggere"

02 luglio 2015, Luca Lippi
Tsipras e la Grecia? In 'difficoltà passeggere'
Una strategia c’è, in parte la cancelliera Merkel, o chi per lei, l’ha decriptata in anticipo rispetto a tutti gli altri, eppure Alexis Tsipras nel “discorso alla nazione” ha dichiarato che “non c’è nessun piano segreto per uscire dall’UE. Chi lo dice mente”. Nei fatti nessuno ha mai parlato di uscita dall’UE, Grexit è un acronimo per indicare l’uscita della Grecia dall’euro, cioè la moneta unica. Riportiamo in sintesi il discorso di Tsipras.

Di fronte agli europei dobbiamo prendere posizione. Certe misure vanno bloccate. L’austerity imposta alla Grecia è fallita. Bisogna garantire la democrazia. Purtroppo ci sono persone in Europa che rifiutano questo. Quelli che vogliono questo e non hanno rispetto per la democrazia devono essere bloccati. Cercheremo di rifiutare ciò che il memorandum ci chiede. Faremo di tutto per avere condizioni migliori e positive. È quello che dobbiamo al Paese”. 

Tutto giusto fin quando saranno resi pubblici i documenti da cui le generazioni future capiranno a cosa è servito realmente tirarla così a lungo per tornare allo stesso punto di partenza, cioè sussidiare il popolo greco e indurre il governo locale ad eseguire ordini senza alcun allineamento all’economia locale. E magari troveranno anche stralci degli interventi (quelli interessanti) di Tsipras nella trattativa perché è illogico immaginare parrucconi  parlarsi addosso per giorni senza interlocuzione.

Tsipras, poi ha fatto l’occhiolino al suo popolo “grazie per la calma che avete saputo mantenere, per il coraggio che avete dimostrato in questa settimana. Questa settimana non continuerà per molto tempo. Salari e pensioni non andranno persi”. Giudicare “calma” l’intorpidimento per sfinimento è piuttosto ardito, ma ormai i greci sono abituati a sentirne e subirne di ogni tipo (un po’ come tutti anche oltre i confini ellenici), la rassegnazione ha il sopravvento salvo correre il rischio, incontrando frange più riflessive, di scambiare la disponibilità per debolezza. Le rivolte non avvertono mai!

Ha concluso (Tsipras) il suo discorso con un cenno al referendum, e qui si legge un rigurgito di campagna elettorale “Dire no, non è solo una parola è un’azione specifica per raggiungere gli obiettivi. Votare no al referendum non significa dire no all’Europa ma tornare a quell’Europa di valori che abbiamo concordato e che per noi hanno un significato. Non dobbiamo mettere a rischio una ripresa dell’economia greca e dobbiamo cercare di aiutare coloro che hanno difficoltà e non coloro che hanno disponibilità. Altrimenti puniremo solo una parte della popolazione. Dobbiamo fornire delle risposte non solo alla crisi economica ma anche alla crisi umana delle persone. So che sono dei giorni difficili da vivere. Vi garantisco sono difficoltà passeggere”. 

In questo lungo passaggio Tsipras sorvola sui “conti truccati” per entrare nell’UE da Paese fondatore, e ignora ancora più colpevolmente che quei conti truccati non sono mai stati messi a posto (come ha fatto l’Italia per esempio), magari Alexis Tsipras era ancora lontano dalle dinamiche della politica all’epoca, ma i consiglieri economici di Syriza dovrebbero sapere tutto questo. 

Crediamo che nessuno voglia mettere in discussione la Democrazia (o quello che ne resta in ogni angolo del mondo) ma la matematica non è un’opinione, forse sarebbe giusto spiegare al popolo greco cosa ha aggravato sensibilmente la situazione oltre ogni errore visibile di un’Europa immatura e frettolosamente incompiuta, infestata di birbaccioni che della Democrazia non se ne fanno niente per mestiere. 

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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