Il disgelo Cuba-Usa non è tutto rose e fiori (repubblicani)

02 luglio 2015, Americo Mascarucci
Il disgelo Cuba-Usa non è tutto rose e fiori (repubblicani)
“La riapertura delle ambasciate non significa certo che non ci saranno frizioni - spiega Rachel DeLevie-Orey, analista dell’Atlantic Council per l’America Latina -. Il modo di trattare i dissidenti, i diritti umani, l’accesso alle informazioni, tutte queste cose continueranno a essere temi conflittuali. Ma sono conflitti che abbiamo con tutti i governi”. 

Dunque si è davvero ad una svolta storica neri rapporti fra Cuba e gli Stati Uniti? La fine dell’embargo è davvero a portata di mano? Per ora l’unica certezza è che fra l’amministrazione Obama e il regime castrista è calato il disgelo e la riapertura delle rispettive ambasciate è sicuramente un segnale incoraggiante verso una riappacificazione attesa soprattutto dai cubani. 

Il più grosso ostacolo ora è politico: il presidente Usa Obama ha già chiesto al Congresso di procedere alla cancellazione dell’embargo su Cuba, ma i repubblicani non ne vogliono sapere. Anche perché è molto forte la pressione dei dissidenti cubani che hanno trovato cittadinanza proprio negli Starti Uniti e che non ne vogliono sapere di fare sconti al governo di Raul Castro fratello di Fidel. Ma come ha spiegato giustamente l’analista dell’Atlantic Council ci sono aspetti che non possono essere trascurati. Le persecuzioni contro gli oppositori politici, le torture, le continue violazioni dei diritti umani, le forti limitazioni alla libertà di stampa e di opinione sono elementi che non possono essere posti in secondo piano rispetto al pur legittimo desiderio dei cubani di sentirsi finalmente liberi di viaggiare negli Usa. Perché non si può far finta che per cinquant’anni a Cuba non sia accaduto nulla o che oggi improvvisamente tutto questo sia finito. 

Certo, Castro negli ultimi anni ha concesso significative aperture soprattutto in campo religioso permettendo ad esempio ai cubani di tornare a festeggiare le solennità come il Natale. Lo fece in occasione della visita di Giovanni Paolo II, una visita storica nel corso della quale, diversamente da ciò che si è voluto raccontare, non vi furono tutte “rose e fiori”. Wojtyla fu molto duro nei confronti del dittatore cubano e pur apprezzando le aperture ai cattolici non mancò di denunciare proprio quegli aspetti oggi considerati di ostacolo alla definitiva rimozione dell’embargo. Insomma il rischio concreto come denunciato dai Repubblicani da sempre contrari a qualsiasi dialogo con il regime castrista è quello di concedere concessioni a Cuba senza ottenere in cambio nessuna garanzia per ciò che riguarda un reale passaggio alla democrazia. Quindi nessun regalo ai Castro, almeno fino a quando saranno loro al potere. 

Per Obama la strada del dialogo e della riappacificazione è dunque tutta in salita. Il 20 luglio John Kerry sarà il primo Segretario di Stato americano a visitare l’isola dopo 70 anni. Sarà in quell’occasione che forse si capirà se anche Cuba è davvero interessata ad ottenere la fine dell’embargo e se soprattutto è pronta a compiere passi concreti in favore di un superamento delle restrizioni anti democratiche imposte al Paese. 

Il desiderio di Obama è quello di chiudere il negoziato e ottenere lo sblocco dell’embargo entro la scadenza del proprio mandato fissata per l’anno prossimo. La temutissima e al momento probabile vittoria (stando almeno ai sondaggi) di un presidente repubblicano potrebbe infatti rimettere tutto in discussione.
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