Scalfarotto fa il Pannella: sciopero della fame per i diritti civili

02 luglio 2015, Andrea De Angelis
Lo dice lui stesso, "compiere un'azione che è parte della migliore tradizione pacifista e non violenta (e radicale...)", quasi a ricordare e ricordarsi che lo sciopero della fame non è certo un inedito, tanto meno un qualcosa di raro. 

Scalfarotto fa il Pannella: sciopero della fame per i diritti civili
Certo, non capita tutti i giorni che un membro del Governo faccia una scelta simile, ma del resto la maggioranza questa volta lo aveva già fatto (vedi Giachetti per la legge elettorale).

Con un post pubblicato sul suo blog, il sottosegretario alle Riforme Ivan Scalfarotto ha annunciato di avere intrapreso da lunedì 29 giugno lo sciopero della fame per attrarre l'attenzione dell'opinione pubblica "sul drammatico ritardo dell'Italia in tema di diritti civili".

Il 25 giugno è morto Stefano - scrive Scalfarotto - da oltre vent’anni era il compagno di Cesare, un uomo che non conoscevo e che dal settembre scorso mi scriveva per parlarmi della loro battaglia contro un linfoma non Hodgkin. Ci siamo scritti per un po’ di volte, Cesare e io. Gli ho raccontato dell’impegno pubblico e forte del presidente Renzi, gli ho detto delle complesse procedure parlamentari, l’ho incoraggiato a tenere duro perché questa sarebbe stata finalmente la volta buona. Ma il 25 giugno Stefano è stato ucciso dal suo linfoma".

"Dall'inizio della legislatura, sono successe tante cose - continua il sottosegretario - Il mondo si è mosso in avanti con balzi da gigante: dal referendum irlandese alla sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti, abbiamo appreso che i diritti dei gay nel mondo occidentale sono considerati a pieno titolo diritti umani. Che l'uguaglianza tra i cittadini è un valore universale. Che l'amore non può essere misurato a peso, perché l'amore è amore". 

Per questo, prosegue Scalfarotto, "ho pensato che sia arrivato il momento di fare qualcosa in più per sostenere tutti coloro che stanno lavorando a questa legge. Compiere un'azione che è parte della migliore tradizione pacifista e non violenta (e radicale, come mi ricorderebbe di dire Roberto Giachetti). E così già da lunedì mattina, 29 giugno, ho deciso di sospendere di assumere cibo fino a quando non avremo una certezza sulla data della cessazione di questa grave violazione dei diritti umani che si consuma nel nostro Paese".

L'obiettivo è anche quello "di aprire un dibattito nel Paese che sottragga questo tema all'idea che si tratti della battaglia di una minoranza e lo restituisca alla dignità di una questione nazionale, che investe il modo di essere e la natura stessa della nostra democrazia. E chiedendo apertamente l'appoggio delle tante persone di buona volontà che fino a oggi hanno magari pensato che bastasse aspettare, che le cose sarebbero andate per il meglio da sole. Non è così. Perché per alcuni - come Stefano, che non ho mai conosciuto - il tempo si esaurisce, e non basta più".
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