Scalfarotto, battaglia rispettabile ma non può essere “ricatto politico”

02 luglio 2015, Americo Mascarucci
Scalfarotto, battaglia rispettabile ma non può essere “ricatto politico”
Il sottosegretario Ivan Scalfarotto merita il massimo rispetto così come lo merita la sua battaglia in difesa del disegno di legge Cirinnà sulle unioni civili. 

La mole di emendamenti presentati per ritardare o bloccare il percorso di approvazione della legge, un ostruzionismo che, a detta di Scalfarotto, si sarebbe fatto ancora più duro sulla scia del successo del Family Day, lo hanno convinto circa la necessità di una protesta alla maniera dei Radicali, proclamando uno sciopero della fame  per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità di approvare al più presto una legge che legalizzi anche in Italia le unioni civili e quelle gay e soprattutto contrasti efficacemente l’omofobia. 

Una protesta, lo ribadiamo, da rispettare ma che non si può comunque condividere nel momento stesso in cui sembra figurarsi come una forma di “ricatto politico” nei confronti del Parlamento. Il quale è chiamato a decidere su questa delicata materia che attiene rigorosamente alla sfera etica, sulla base della libertà di coscienza del singolo parlamentare. 

Parliamoci chiaro, nessuna legge è stata mai approvata in maniera indolore, da quando è nata la Repubblica italiana e con essa il sistema parlamentare alla base dell’ordinamento democratico, l’ostruzionismo è stato sempre praticato in diverse occasioni, così come gli emendamenti sono stati spesso utilizzati come armi per impedire la rapida approvazione di proposte di legge indesiderate. 

Se l’Italia è una repubblica parlamentare dove dovrebbero nascere le leggi? E quali strumenti ha il Parlamento per modificare un disegno di legge in fase di approvazione? L’emendamento al testo non è forse uno strumento di democrazia? Quante volte proprio gli emendamenti hanno permesso di migliorare una legge o addirittura di favorirne l’approvazione? 

Per quale motivo oggi sul ddl Cirinnà gli emendamenti non dovrebbero essere consentiti? Sono troppi, in numero esagerato? Può darsi ma su quali basi si vorrebbe impedire ai parlamentari di presentare tutti gli emendamenti che ritengono utili e necessari? La difesa di un diritto, quello delle coppie gay di vedersi riconosciuto lo status giuridico di famiglia come prevede il testo in discussione, non può diventare un pretesto per impedire la discussione nelle aule parlamentari, bloccando la libera iniziativa  di deputati e senatori di presentare emendamenti. 

Eppoi, dove sta scritto che il Ddl debba essere per forza approvato così come uscito dalla Commissione Giustizia del Senato? Il parere della Commissione non dovrebbe essere esclusivamente consultivo? La sovranità non spetta all’aula? E allora? Il sottosegretario Scalfarotto ha tutto il diritto di battersi per ottenere al più presto leggi ad hoc che riconoscano diritti alle coppie omosessuali, ma lo stesso suo diritto lo hanno i colleghi parlamentari nel tentativo di modificare i contenuti del Ddl Cirinnà. 

Un disegno di legge che non è il Vangelo e quindi può essere tranquillamente criticato e contrastato da chi magari non ritiene opportuno uniformare ogni tipo di unione al concetto giuridico di famiglia. Scalfarotto ha annunciato di proseguire lo sciopero della fame ad oltranza “fino a quando non avremo una certezza sulla data della cessazione di questa grave violazione dei diritti umani che si consuma nel nostro Paese”. 

Ci perdonerà il sottosegretario, ma questa sua affermazione è davvero fuori luogo in un Paese come l’Italia dove vige la massima tolleranza nei confronti delle unioni gay, alle quali nessuno intende negare i diritti di coppia, ma senza la presunzione di equiparare queste situazioni alla famiglia o concedere a due persone dello stesso sesso che vivono insieme di poter adottare figli, visto che questo diritto, piaccia o no, è negato in natura. Fuori luogo parlare di violazione dei diritti umani in Italia quando ci sono paesi, vedi l’Iran, l’Arabia Saudita o gli emirati arabi in cui l’omosessualità è reato e i gay sono sanzionati oltre che con il carcere con pesanti punizioni corporali. 

La ricchezza della democrazia è rappresentata anche da quelle piazze piene che tanto hanno indignato il sottosegretario Scalfarotto e dove in tanti hanno gridato il loro no alla rottamazione della famiglia fondata sul matrimonio. 

E allora finché si potrà manifestare tanto per i diritti gay che per la difesa della famiglia non ci potrà mai essere violazione dei diritti umani, così come nella libertà dei parlamentari di opporsi alle proposte di legge presentando emendamenti. Altrimenti che senso avrebbe la repubblica parlamentare?
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