Niente asilo nido senza vaccino, l'Emilia fa da apripista. Bonaccini: "Ci seguiranno"

02 luglio 2016 ore 15:59, Andrea Barcariol
Niente asilo se non sei vaccinato. La proposta della Regione Emilia Romagna è ora un progetto di legge, il primo in Italia, presentato oggi dal governatore Stefano Bonaccini, con gli assessori Elisabetta Gualmini (welfare) e Sergio Venturi (sanità). La novità, che quando fu annunciata tanto aveva fatto discutere, sta nelle vaccinazioni rese obbligatorie al momento dell'iscrizione ai nidi pubblici. "L'obbligatorietà delle vaccinazioni per gli iscritti agli asili nido tutela i bambini più deboli" - spiega Stefano Bonaccini, presidente della Regione Emilia-Romagna, a Ravenna per l'iniziativa "Panorama d'Italia - Se il tasso di vaccinazioni scende sotto il 95% i bambini che non possono vaccinarsi per immunodeficienza o patologie rischiano di contrarre malattie debellate da decenni. Non a caso, i primi a far vaccinare i propri bambini sono i genitori che provengono dai paesi in cui queste malattie esistono ancora. Questo è il provvedimento su cui abbiamo ottenuto il maggiore consenso, e diverse Regioni ci seguiranno".

Niente asilo nido senza vaccino, l'Emilia fa da apripista. Bonaccini: 'Ci seguiranno'
L'articolo 6 della nuova legge sui servizi educativi 0-3 anni introduce il rispetto degli obblighi vaccinali per difterite, tetano, poliomielite ed epatite B (i vaccini già considerati obbligatori). Sarà vincolante per l'ammissione ai nidi in Regione da settembre 2017. Per quest'anno, visto che le iscrizioni si sono già chiuse, la Regione prevede un periodo transitorio, con un anno di tempo per mettersi in regola. "E' importante che sia superata la soglia del 95% di copertura, perchè garantisce l'assenza di virus circolante. Non vogliamo mettere in difficoltà nessuno, nessun bimbo sarà cacciato in questa fase" sottolinea l'assessore regionale alla sanità Sergio Venturi. 
Nel periodo 2012-2015 si è evidenziato in Italia un decremento di tutte le coperture vaccinali, soprattutto nelle Marche, in Abruzzo, in Valle d’Aosta e, nel caso del morbillo, anche in Puglia.


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