E' Epifani l'arma segreta di Bersani contro Renzi

02 maggio 2013 ore 10:40, intelligo
E' Epifani l'arma segreta di Bersani contro Renzi
Per sbarrare la strada a Matteo Renzi (e/o a Enrico Letta) sul versante moderato e all’asse Fabrizio Barca- Sergio Cofferati sul fronte sinistro, il leader dimissionario del Partito democratico, Pierluigi Bersani, sta pensando a Guglielmo Epifani
. Il primo round di questo nuovo match all’interno del Pd è destinato a svolgersi sabato, giorno in cui è fissata la segreteria del partito. Sabato, però, se Bersani decidesse di premere il piede sull’acceleratore, la partita potrebbe anche essere definita, appunto con la nomina a reggente dell’ex segretario della Cgil. Bersani, infatti, se riuscirà a ricucire con i “giovani turchi”, le cui posizioni sono tutt’altro che chiare, tornerebbe ad avere in mano la maggioranza del massimo organo piddino. In attesa del nuovo congresso, che potrebbe svolgersi in autunno, la carta da giocare sarebbe una reggenza in grado di re-inquadrare la base e compattarla sul nome di Epifani che al congresso potrebbe essere, quindi, facilmente confermato. Ma che cosa potrebbe significare l’arrivo al vertice del Pd di Epifani non solo all’interno del partito ma anche nei rapporti con i più potenti gruppi di pressione esterni a esso? In molti si stanno chiedendo, in queste ore, quale sarà il comportamento non solo di Renzi, Letta e Dario Franceschini, ma anche di prodiani e bindiani oltre che della sempre più ridotta ala liberal ex-ds di fronte a una leadership Epifani. Ma non è solo dal fronte cosiddetto moderato che Bersani dovrebbe cominciare a guardarsi dopo l’eventuale ascesa alla guida del Pd di Epifani. Non è un caso che mai nella storia del Pci e delle sue successive varianti un segretario o ex segretario della Cgil sia salito alla guida del partito. Non ci riuscì nemmeno il carismatico Luciano Lama, alla morte di Enrico Berlinguer. Tanto più potrebbe essere fragile Epifani alla testa del Pd per la sua estrazione socialista, che all’interno dello stesso sindacato, la cui base è sempre più “grillinizzata”, mentre i quadri guardano piuttosto a Nichi Vendola, non gli viene perdonata. L’uomo che più potrebbe nuocere a Epifani è Massimo D’Alema, che non ama la Cgil (e non ne è amato), il quale, proprio nelle recenti vicende politiche, ha dimostrato di continuare ad avere un potere di veto non indifferente, come si è accorto a sua spese Romano Prodi. D’Alema ha già detto no all’ipotesi di reggenza e sì piuttosto alla rapida nomina di un nuovo segretario, una via che taglierebbe le gambe a Epifani. D’Alema,  inoltre, potrebbe tornare a essere il referente della sinistra imprenditoriale che si era compattata su Bersani per le sue esperienze di assessore alle Attività produttive e di ministro economico. Si tratta di un’autentica armata: la Cna (la maggiore organizzazione degli artigiani e delle piccole medie imprese italiane), la Confesercenti (la più diffusa confederazione tra i dettaglianti), la potente Lega delle Cooperative, le molte ex municipalizzate delle regioni rosse trasformate in spa e magari quotate ma sempre molto politicizzate non hanno buoni rapporti con la Cgil. Avevano sperato nel socialista Epifani ma, nel corso del suo mandato alla guida della Cgil, anche lui si è mosso nel solco del predecessore Cofferati, che soprattutto con la Lega delle Cooperative aveva avuto frizioni pesantissime. Certo, non sarebbero disposte ad averlo come leader del partito di riferimento. Così che potrebbero pensare o di cambiare leader o di cambiare partito. In ogni caso, per Bersani (e probabilmente per l’intero Pd, dilaniato da nuove guerre intestine) sarebbe un’altra sconfitta.
autore / intelligo
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