Qui (Epifani), Quo (Cuperlo), Qua (Fassina): i tre reggenti del Pd con lo zampino di D'Alema

02 maggio 2013 ore 11:57, Lucia Bigozzi
Qui (Epifani), Quo (Cuperlo), Qua (Fassina): i tre reggenti del Pd con lo zampino di D'Alema
Pd al count down. D’Alema pianta alcuni paletti sul futuro del partito a una settimana dall’assemblea nazionale chiamata a eleggere il reggente, ma è possibile che in un Pd lacerato dalle lotte tra correnti, si vada a un ‘gran consiglio’ in attesa del congresso. Si parla di una terna: Epifani-Cuperlo-Fassina, tutta ex Ds. Ma l’ex premier guarda oltre, delineando già lo schema del dopo-resa dei conti.
Quando D’Alema dice che Pd e Pdl sono “diversi e questa diversità si manifesterà nel tempo”, delinea un orizzonte molto più largo del governo delle larghe intese. Segna il confine di un’esperienza ‘forzata’ dagli eventi e dalle contingenze politico-economiche (da un lato la crisi, dall’altro il fallimento del metodo Bersani) e traccia la road map del partito che deve progettare il suo futuro. Come a dire: stavolta camminiamo sul crinale di un burrone. Il nodo vero – osserva un dalemiano di ferro – è che “l’azione di un partito come il nostro resti imprigionata nelle maglie di un governo oggi necessario al paese, ma sul piano politico penalizzante per noi. Non è facile: ci sono gli elettori che non capiscono e c’è un progetto da ricostruire riaffermando le nostre idee che non sono quelle del Pdl”. Quanto basta per capire il travaglio dem, al quale D’Alema nell’intervista al Corsera aggiunge un altro elemento: la difesa e la rivendicazione del peso degli ex Ds in questo momento surclassati dalla componente ex popolare di cui Letta è il referente massimo a Palazzo Chigi. Un gap da colmare se si vogliono recuperare i voti dell’elettorato di sinistra che non può essere consegnato a Grillo, è il ragionamento del parlamentare dalemiano. E in effetti, l’ex premier lo dice chiaro: “Gli ex Pci non hanno fallito. Abbiamo dato esempio di moralità politica e abbiamo favorito l’opera di rinnovamento con generosità, e per questo non abbiamo ricevuto tanti ringraziamenti”. Il da farsi è presto detto: “Abbiamo bisogno di rilanciare il nostro partito e il nostro progetto, dopo la crisi del gruppo dirigente”. Non basta ragionare di persone, serve ripartire dai contenuti: insomma c’è da progettare il futuro, perchè la vita non finisce con questo governo”. Chiaro come D’Alema inserisca il governo Letta in una dimensione temporale ristretta; resta da capire se il tempo dalemiano, coincide coi 18 mesi indicati dal premier. Sul partito, D’Alema non vuole stare al gioco del toto-reggente, ma i nomi sono già nel ventilatore dei rumors dal Nazareno. Se fino a pochi giorni fa in pole position c’era l’ex leader Cgil Epifani, oggi negli ambienti dem viene accreditata una terna di reggenti (segno evidente del braccio di ferro tra componenti): oltre allo stesso Epifani, spunta il nome di Cuperlo (dalemiano) e Fassina (che molti indicano come vicino all’area dalemiana). Sette giorni per arrivare a una soluzione condivisa ed evitare di andare in assemblea nazionale a ripetere quanto già accaduto in Parlamento sui nomi di Marini e Prodi candidati-bruciati al Quirinale: almeno questo, è un imperativo condiviso. No, D’Alema non fa nomi e, anzi, si schernisce spiegando che “lo statuto prevede che nel momento in cui si dimette il segretario del partito se ne elegge un altro, quindi inutile parlare di reggenti o simili”, gli interessa piuttosto mandare due messaggi chiari. Il primo: “la guida del partito non deve essere concepita in funzione anti Renzi, una risorsa importante”. Il secondo: “il segretario del partito e il candidato premier non devono necessariamente coincidere”. Nel Pd i decrittatori del codice dalemiano ci leggono indicazioni interessanti: un ex Ds leader del partito, Renzi prossimo candidato premier. I maligni ricordano il faccia a faccia tra l’ex premier e il sindaco a Palazzo Vecchio, ma aggiungono anche che, trattandosi del dalema-pensiero, non è detto che il rottamatore fiorentino abbia già davanti a sé un’autostrada per Palazzo Chigi.
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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