Le parole della settimana: Expo e la sua nonna

02 maggio 2015, Paolo Pivetti
Le parole della settimana: Expo e la sua nonna
Il nome della settimana è naturalmente Expo, che fino a poco tempo fa pronunciavamo con l’accento sulla ‘o’ finale, dunque dicevamo e scrivevamo Expò, essendo parola francese contratta da Exposition, che i Francesi pronunciano con accento finale, anche se non lo segnano. 

Ora prevale, soprattutto nelle sedi istituzionali, la pronuncia con accento ritratto: Èxpo. Chissà perché? Forse non sanno leggere il fancese? O preferirebbero un’origine inglese, più global, più in, e così ritraggono l’accento? Ma in inglese non può esserci Expo, perché esposizione si dice exibition, display... Pazienza. 

Le Autorità si tengano la loro Èxpo e noi rivendichiamo la libertà di pronuncia. Questa esordiente Expo 2015 (scritta senza accento, così ciascuno la può leggere come gli pare) dovrebbe suscitare una cavalcata di ricordi perché ha un’illustre antenata: la Grande Esposizione Universale di Milano del 1906. 

Erano tempi diversi. Non c’erano né l’Isis né i Black Bloch. Il mondo aveva appena messo piede nel Secolo delle Idee Assassine, ma non se n’era ancora accorto. Impazzava in tutto l’Occidente l’euforia gioiosa della Belle Epoque; c’era nell’aria una felicità ingenua e incosciente, alimentata dal mito del Progresso. In un’Europa ricca come mai di idee, mentre Pelizza da Volpedo dipingeva il Quarto stato, Giacomo Puccini rappresentava Madama Butterfly, Thomas Mann pubblicava I Buddenbrook e Anton Cechov dava alle scene Le tre sorelle. 

Nel frattempo Arnold Shonberg inventava la musica dodecafonica mentre a Parigi Picasso e Braque fondavano il cubismo. E di lì a pochi anni a Milano Umberto Boccioni avrebbe anticipato il futurismo con la sua Rissa in Galleria.  

Ad alimentare l’euforia c’era anche l’impresa, titanica per i tempi, del traforo ferroviario del Sempione, allora il più lungo del mondo, che avvicinava Milano e l’Italia all’Europa: e proprio a quest’impresa fu dedicata la Grande Esposizione.

Luca Beltrami stava completando il restauro del Castello Sforzesco, dopo averlo salvato dalla distruzione opponendosi al Consiglio Comunale che voleva abbatterlo. E la torre centrale del Castello, ricostruita al posto di quella antica del Filarete crollata da secoli, divenne il centro della Grande esposizione. Che occupò tutto lo spazio dell’attuale Parco, più una seconda sede distaccata, dove sarebbe sorta anni dopo la Fiera Campionaria; e un’avveniristica ferrovia sopraelevata collegava le due sedi. In omaggio all’impresa del Sempione i padiglioni erano dedicati in gran parte al tema dei trasporti: terrestri, marittimi, fluviali, aeronautici. Le nazioni partecipanti furono 40, i visitatori cinque milioni: un record per i tempi.

Il Novecento, visto da Milano, mostrava un’alba piena di promesse...


autore / Paolo Pivetti
Paolo Pivetti
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