Boldrini attacca il caporalato (italiano) del nuovo millennio: "Come le mafie, donne muoiono nei campi"

02 maggio 2016 ore 8:46, Andrea De Angelis
Doverosa premessa terminologica: il caporalato, nell'accezione originaria del termine, è un antichissimo sistema di organizzazione del lavoro agricolo temporaneo, svolto da braccianti inseriti in gruppi di lavoro (squadre) di dimensione variabile (da pochi individui a diverse centinaia). Esso si basa sulla capacità del "caporale" (che può essere un dipendente del proprietario del fondo agricolo oppure un operatore indipendente) di reperire la manodopera adatta, per le prestazioni della quale competono tutti gli imprenditori agricoli di una determinata zona, di condurla sul fondo e di dirigerla durante l'attività lavorativa.
Oggi la pratica del caporalato è progressivamente degenerata, trasformandosi da lecito sistema di organizzazione del lavoro agricolo in un'attività volta all'elusione della disciplina sul lavoro, mirando allo sfruttamento a basso costo di manodopera che viene fatta lavorare abusivamente ed illegalmente a prezzi di solito assai inferiori rispetto a quelli del tariffario regolamentare e senza il versamento dei contributi previdenziali. Un'attività, dunque, illegale

Detto questo occorre sottolineare come oggi il fenomeno venga spesso dimenticato, nascosto. Non trattato. Perché scomodo. Del resto i prodotti del caporalato vengono consumati sulle tavole di milioni di italiani, di chi magari sta leggendo questo articolo. O di chi l'ha scritto. Da qui la "scomodità" dell'argomento. Ma è compito dei giornalisti parlare anche (o soprattutto) di questo, così come ai politici spetta affrontare l'argomento. Risolvendolo. 
Ne ha parlato ieri la Presidente della Camera, Laura Boldrini, in occasione della festa del Primo Maggio. In un'intervista al Corriere, ha spiegato perché ha deciso di trascorrere la giornata di ieri in Puglia, dove il caporalato è presente. "Ho pensato di celebrare questa festa dove il lavoro non passa per il rispetto dei diritti fondamentali delle persone. Soprattutto delle donne. Mi sembra giusto focalizzare l’attenzione sulla condizione delle donne braccianti. Solo nel 2015 sono state 13 le vittime tra i braccianti. Morti per fatica, sfinimento. Ricorderò le parole pronunciate da Teresa Mattei, la deputata più giovane della Costituente, che aveva 25 anni. Disse, allora, che c’erano migliaia di donne che lavoravano durissimamente, in condizioni di schiavitù", dice Boldrini. E quando la giornalista le chiede se è ancora così risponde: "Molto è cambiato, naturalmente. Il 1946 è stato l’anno spartiacque. Prima le donne erano fantasmi, dal punto di vista politico e sociale. Molte battaglie sono state combattute: già nel 1946 la prima donna sindaca, Ada Natali, si occupava delle difficili condizioni delle donne che lavoravano nelle fabbriche di cappelli. Molti anni sono passati, eppure può succedere ancora che si muoia di fatica. Se è vero che la schiavitù è stata cancellata nel 1865 negli Usa, nelle nostre campagne a volte si trovano condizioni di lavoro molto simili. Come quelle che ha dovuto sopportare Paola Clemente, prima di morire".

Boldrini attacca il caporalato (italiano) del nuovo millennio: 'Come le mafie, donne muoiono nei campi'
Anche su Facebook Boldrini ha voluto raccontare la sua giornata in Puglia. Ecco un passaggio: "Il caporalato e chi se ne avvale vanno combattuti come le mafie", dice la presidente della Camera che ieri era a Mesagne ad una manifestazione contro il caporalato. "Ha trovato la forza di parlare anche Stefano Arcuri, il marito di Paola Clemente, morta di fatica la scorsa estate nelle campagne di Andria per raccogliere uva a 27 euro al giorno. Ho voluto celebrare con loro il primo maggio, a Mesagne, in provincia di Brindisi, in una masseria confiscata alla Sacra Corona Unita e gestita da Libera. Durante un'iniziativa organizzata dalla Flai Cgil, ho detto che lo sfruttamento non può essere mai tollerato".


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