Tutti contro la Germania (alla Weidmann): Renzi e Brunetta "alleati choc" anti-Bundesbank

02 maggio 2016 ore 11:25, Americo Mascarucci
Tutti contro la Germania e per una volta da destra a sinistra il coro di condanna è unanime alle dichiarazioni del governatore Bundesbank, Jens Weidmann. 
Weidmann aveva affermato che i paesi con un livello elevato di debito pubblico – Italia compresa – minacciano l’Europa.
"Se fossi in lui mi preoccuperei delle banche tedesche. Il tempo in cui ci davano lezioni è finito. Ha tanti problemi a cui pensare, e meno pensa all'Italia meglio è per lui". 
Così ha risposto il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ospite del programma "L'Arena".
Per una volta Renzi sembra trovare un alleato di ferro in uno dei suoi più acerrimi nemici, alias il capogruppo di Forza Italia alla Camera Renato Brunetta, il quale con un articolo su Il Giornale risponde a Weidmann cercando di dimostrare come sia la Germania a minacciare seriamente l'Europa.
Lo fa elencando 10 punti

"Tanto per iniziare - attacca Brunetta - si dovrebbe spiegare a Weidmann che la tesi per cui l’indebitamento di un Paese si può riflettere sui tassi di interesse di tutta l’area si basa sull'assunto che l’indebitamento fa aumentare la domanda di risparmio e quindi i tassi di interesse che ne rappresentano il prezzo. Ma è tutta la domanda di risparmio, non solo quella di parte pubblica, che conta, ed è noto che, se si guarda all'indebitamento totale di un Paese, le classifiche in Europa cambiano".
"La storia racconta, per esempio - prosegue Brunetta - che è stata la domanda di risparmio generata in Germania dalla riunificazione che causò, per un periodo non breve, alti tassi di interesse in Europa, sopportati da tutti gli altri Paesi. Questo non per rinfacciare colpe, ma per ripristinare la verità scientifica. Poi, dai fatti, al contrario di quanto sostenuto da Weidmann, non sembra che la spinta alla domanda scaturita dagli alti indebitamenti abbia prodotto inflazione e messo in discussione la stabilità dei prezzi, obiettivo statutario della Bce. Appare chiaro, piuttosto, sempre dai fatti, che siano state le politiche imposte dalla Germania a tutti gli altri Paesi dell'Eurozona, ad aver causato la deflazione in cui versiamo ora e messo in crisi, questa volta sì, il mandato della Bce".
"Ne deriva che le sortite di Weidmann a Roma - spiega ancora il capogruppo FI - sono state più che altro un attacco alla politica monetaria di Draghi, pur fingendone una difesa, e alla stabilità dell’euro. Mettere di fatto in discussione la sicurezza dei titoli di Stato di Paesi dell’area euro, quindi la loro solvibilità contestandone il livello di rischio, significa dare segnali destabilizzanti ai mercati. Un banchiere centrale non dovrebbe farlo. Quella di Weidmann a Roma il 26 aprile scorso ha rappresentato una pericolosissima azione, uguale e contraria al famoso «Will do whatever it takes» con il quale Draghi da Londra il 26 luglio 2012 spense l’incendio che stava portando all'implosione della moneta unica"

Tutti contro la Germania (alla Weidmann): Renzi e Brunetta 'alleati choc' anti-Bundesbank
"È necessario, inoltre - continua Brunetta - evitare di fare confusione tra problemi differenti. Vi è un tema di trovare in Europa nuovi strumenti di soluzione ai fallimenti sovrani? La questione è, più che altro, quella di assicurare che tali fallimenti non avvengano e che, pertanto, siano previste regole di ristrutturazione dei debiti sovrani che da un lato non penalizzino i risparmiatori, e dall'altro frenino il moral hazard di governi tentati dall'irresponsabilità finanziaria. Altra cosa è, poi, impedire che siano le stesse regole, o annunci su di esse, a determinare crisi di fiducia da cui scaturiscono instabilità finanziaria e crisi debitorie. Si pone, dunque, il problema di stabilire ex ante meccanismi chiari di ristrutturazione dei debiti sovrani nell'area euro che non pongano vincoli non sostenibili alle economie dei Paesi interessati, evitando di creare allarme nei mercati. Insomma, bisogna uscire dal non detto".
"L’offensiva di Weidmann più che alla Grecia guarda all'Italia -è convinto l'ex ministro - E non tanto per ostilità preconcetta verso gli italiani, quanto perché, come abbiamo detto, è in gioco la politica monetaria dell'Eurozona, e con essa, inscindibilmente, la politica di bilancio. La prima, infatti, rimarrà inefficace senza la seconda. Di qui l’attacco concentrico delle ultime settimane, di cui si è reso protagonista anche il ministro delle finanze tedesco, Wolfgang Schäuble, a onor del vero motivato anche da difficoltà interne alla Germania di cui, peraltro, è bene tener conto". 
"L’Italia - conclude Brunetta - non è davanti a un problema di fallimento sovrano o di solvibilità, bensì ha un problema di crescita, come il resto dell' Eurozona, ma in modo molto più grave, che richiede politiche drastiche di rilancio, a cui affiancare strategie ad hoc di rientro dal debito. Sul tema del debito pubblico, in un non lontano passato si discussero varie ipotesi di intervento, mentre oggi sembra che il problema non esista più e il governo discute solo di insignificanti limature, con orizzonti di breve o brevissimo periodo".


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