Popolare di Vicenza all’esame della Borsa: verso la deroga?

02 maggio 2016 ore 11:27, Luca Lippi
Il sistema bancario è con il fiato sospeso dopo l’incredibile flop dell’aumento di capitale di Banca popolare di Vicenza. L’aumento di capitale di 1,5 miliardi necessario alla ricapitalizzazione dell’istituto ha visto l’adesione di solamente il 7,66%, in sostanza un disastro e un segnale estremamente negativo per gli altri istituti chiamati a ricapitalizzare nei prossimi mesi, in primis Veneto Banca, poi il Banco Popolare. 
Le due banche devono raccogliere entrambe 1 miliardo di euro. Tutto questo si traduce in uno scarsissimo flottante non sufficiente per rientrare in Borsa dalla porta principale.
Il prezzo delle azioni è stato fissato a 10 centesimi. Stando a una nota della banca, il 2,21% dell'aumento è stato sottoscritto dagli attuali soci, lo 0,36% dal pubblico indistinto e il 5,1% dai 10 investitori istituzionali. I titoli sono stati sottoscritti da 6.683 soggetti, di cui 6.673 nell'ambito dell'offerta al pubblico retail e 10 nell'ambito della tranche riservata agli investitori istituzionali, tra cui comparirebbe anche Mediobanca che, secondo indiscrezioni avrebbe sottoscritto il 5%, è diventata così il secondo socio dietro Atlante che, garanendo l'inoptato, investirà dunque 1,385 miliardi arrivando fino quasi al 92% del capitale.

Popolare di Vicenza all’esame della Borsa: verso la deroga?

Qualora Borsa italiana dovesse dare il via libera alla negoziazione in Borsa, il Fondo Atlante deterrebbe una partecipazione nel capitale della Banca pari al 91,72%. Ricordiamo che il provvedimento di inizio delle negoziazioni delle azioni della Banca, è previa verifica della sufficiente “diffusione tra il pubblico” del capitale.
Se Borsa italiana non dovesse ammettere alla quotazione Banca Popolare di Vicenza per mancanza dei requisiti minimi, le adesioni verranno meno e alla luce dell'estensione dell'accordo di sub-underwriting (sottoscrizione) concluso tra Unicredit e Quaestio (che detiene il Fondo Atlante) e della corrispondente estensione degli impegni di Unicredit nei confronti della Banca, il Fondo Atlante sottoscriverà 15 milioni di azioni sempre a 0,10 centesimi, per un controvalore complessivo 1,5 miliardi (pari al 100% del controvalore dell'offerta globale). In questo modo Atlante deterrebbe una partecipazione nel capitale della Banca pari al 99,33%.
Il fondo Atlante ora verrà chiamato a far sapere come intende muoversi nel definire la prossima governance della Popolare Vicenza, che è pur sempre la decima banca italiana. Guidato da Quaestio Sgr con a capo Alessandro Penati e docente di economia, ha sempre fatto sapere che non vuole imporre i nomi degli amministratori ma di attenersi a "rigidi principi di indipendenza". Ma da chi saranno espressi, allora? E come? Ricordate quando abbiamo scritto che il Fondo Atlante avrebbe fatto bene non per il salvataggio dei debitori, ma per il futuro guadagno dei creditori.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]