Il Dio dei bitcoin? Li ha creati un imprenditore australiano (ma è gara)

02 maggio 2016 ore 12:12, Luca Lippi
Ma parchè si darebbe la caccia al presunto inventore del Bitcoin? Questa è la domanda che dovrebbe incuriosire la rete, non tanto per stanare un eventuale responsabile di qualcosa palesemente illegale, in realtà il Bitcoin non è configurato come qualcosa di illegale, quanto per capire che motivo c’è dietro la formalizzazione di un proprietario quando è noto che nessuno possiede la rete Bitcoin (è una caratteristica della moneta virtuale), così come nessuno possiede la tecnologia che sta dietro le e-mail. 
Bitcoin è controllata da tutti gli utenti Bitcoin in giro per il mondo. Mentre gli sviluppatori stanno migliorando il software, loro non possono forzare un cambiamento nel protocollo Bitcoin, perché tutti gli utenti sono liberi di scegliere quale software e versione usare. Per restare compatibili con gli altri, tutti gli utenti devono usare software conformi alle stesse regole. Bitcoin può lavorare correttamente solo con un consenso completo tra tutti gli utenti. Quindi, tutti gli utenti e gli sviluppatori hanno un forte incentivo a proteggere questo consenso. Ora, alle cronache appare determinante l’esigenza di dare un volto e un nome al misterioso inventore di questo sistema “virtuale” come fosse un grande contrabbandiere.
In realtà più di qualcuno avrebbe avanzato l’ipotesi, non peregrina, che dietro il traffico di Bitcoin si celi “anche” il traffico di grandi trasferimenti internazionali di denaro, acquisto di armi e droga fino al riscatto pagato per dati criptati da virus informatici.
Il presunto inventore Satoshi Nakamoto  in realtà sarebbe Craig Wright, imprenditore australiano.
Le ipotesi di paternità: Micheal Clear (crittografo), poi Neak King, Vladimir Oksman e Charles Bry, i quali tempo addietro provarono (senza riuscirci) ad ottenere un brevetto che consentisse loro di distribuire le chiavi di una nuova crittografia.


Il Dio dei bitcoin? Li ha creati un imprenditore australiano (ma è gara)

Secondo un’indagine condotta da “Wired” e “Gizmodo” (sono due organi di informazione) basandosi si e-mail anonime avrebbero individuato in Wright il creatore (insieme all'americano Dave Kleiman, partner morto nel 2013) del Bitcoin. 
Dopo mesi di negoziazioni, Wright è venuto allo scoperto rilasciando un’intervista congiunta a BBC, The Economist e GQ dove rivela la sua identità fornendo prove tecniche mediante l’utilizzo di chiavi di crittografia che solo il presunto creatore Nakamoto sarebbe stato in grado di conoscere.
L’intento di Wright è di porre fine alla speculazione della stampa circa l’identità di Satoshi Nakamoto e ancor più alla campagna di persecuzione mediatica cui lo stesso Wright è stato sottoposto dopo le inchieste del dicembre 2015.
“Avrei preferito non farlo - ammette nell’intervista Wright - non avevo alcuna intenzione di esporre pubblicamente il mio volto. Io voglio solo lavorare e continuare a fare ciò che stavo facendo, non voglio denaro e nemmeno fama. Voglio essere lasciato in pace”.
Ma cos’è realmente il Bitcoin? Bitcoin è una rete di consenso che consente un sistema di pagamento ed è una forma di denaro completamente digitale. Si tratta della prima rete decentralizzata di pagamento peer-to-peer, gestita dai suoi utenti senza alcuna autorità centrale o intermediari. Dalla prospettiva di un utente, Bitcoin è per la maggior parte denaro liquido che circola in internet. Bitcoin può anche essere considerato come il più illustre triplo sistema di bloccaggio di accesso e contabilità esistente. Per quanto ne sappiamo, Bitcoin non è stato dichiarato illegale dalle legislazioni nella maggior parte delle giurisdizioni. Comunque, alcune giurisdizioni (come l'Argentina o la Russia) vietano severamente o bandiscono le valute estere. Altre giurisdizioni (come la Tailandia) potrebbero limitare la licenza di alcuni enti come i Cambio Valuta Bitcoin. Gli organi regolatori delle varie giurisdizioni stanno facendo passi avanti per fornire ad individui e commercianti delle regole su come integrare questa nuova tecnologia con il sistema finanziario regolato e formale. Ad esempio, il Financial Crimes Enforcement Netword (FinCEN), un ente del Ministero del Tesoro degli Stati Uniti, ha fornito una guida non vincolante sullo statuto che attribuisce a certe attività che hanno a che fare con le valute virtuali. In sostanza, e in conclusione, probabilmente si sta cercando di comprendere il sistema per replicarlo, o forse è l’unico argomento da trattare perché di altro non si può parlare.

autore / Luca Lippi
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