Fortuna, Meluzzi: “È la suburra dell’anima. Serve forza preventiva di polizia contro questi mali”

02 maggio 2016 ore 14:18, intelligo
di Luciana Palmacci

“La criminalità organizzata contribuisce a far sprofondare questa gente, questi caseggiati, questi suburbi in uno stato da “suburra dell’anima” ha detto a IntelligoNews lo psichiatra e criminologo Alessandro Meluzzi nell'ambito del triste e tragico caso d’omicidio di Fortuna, la bambina di Caivano, violentata e poi gettata dal sesto piano del palazzo in cui abitava due anni fa. Ecco le cause della proliferazione degli “orrori” in alcuni territori e l’identikit tipo dell’omicida.

Fortuna, Meluzzi: “È la suburra dell’anima. Serve forza preventiva di polizia contro questi mali”
Che idea si è fatto sull'omicidio di Fortuna? 
"Mi sono fatto l’idea di un ambiente di degrado estremo con una situazione che purtroppo è molto più diffusa di quanto comunemente non si creda, in cui l’abuso dei minori dentro e fuori la famiglia purtroppo in molti ambienti rischia di non essere l’eccezione, ma, è triste dirlo, quasi la regola. Bisogna partire, come ha detto il garante dell’infanzia della Regione Campania dalle indagini fatte in questi territori marginali urbani. Questo problema è una piaga sociale diffusa, sul quale si tenta qualcosa di ancor più terribile, che è l’omicidio della vittima. Siamo di fronte a una situazione estrema, non ci sono altre parole per definirla, rispetto alla quale bisogna porsi con una severità estrema nella punizione delle colpe, con la certezza della pena e della prevenzione dell’orrore attraverso la crescita di una coscienza diffusa dentro e fuori le famiglie, e la sottrazione di questi territori alla criminalità organizzata che certamente contribuisce ancora di più a far sprofondare questa gente, questi caseggiati, questi suburbi in uno stato da “suburra dell’anima”".

L’amichetta di Fortuna ha detto “avrebbe ucciso anche me”, che sforzo psicologico ne deriva dalle parole di questa ragazzina? 
"Quando si tratta di eliminare testimoni scomodi può capitare di tutto, quindi è possibile che anche lei sia stata vittima di questa cosa. C’è da rimarcare poi la forte sensibilità dei bambini che sono candidi e innocenti nel raccontare la verità, cosa che purtroppo la maggioranza di quegli adulti della zona non ha fatto".

Parlando proprio di omertà, lei cosa mi sa dire di coloro che affermano di non sapere nulla? 
"Ognuno sembra avere qualcosa da nascondere, ognuno sa che c’è qualcosa che è meglio non dire per evitare che altri parlino, e in questo clima non può che germinare la mala pianta dell’omertà diffusa. Ed è così che si arriva a farsi gli affari propri girando lo sguardo dall'orrore". 

L’omicida è un recidivo, come dobbiamo porci davanti a questo triste problema? Quali le soluzioni? 
"Per fortuna c’è il codice penale. Sarà processato, ognuno deve attendere il proprio giudizio, umano e divino, quindi ci auguriamo che la giustizia faccia onestamente il suo corso e che la coscienza degli uomini sia sempre redimibile. Quello che posso dire però è che i pedofili sono la categoria più difficile da riabilitare, anche sul piano psicologico, perché molti vengono a loro volta da esperienze di abusi infantili".

Per l’appunto, che soggetti psicologici abbiamo di fronte? 
"Sono soggetti con una strutturale immaturità profonda della coscienza del comportamento sessuale, hanno un bassissimo tasso di autocritica, una forte personalità narcisistica e borderline, che non inficia minimamente alla loro capacità di intendere e di volere. Quello che è veramente difficile è che riescano a prendere veramente coscienza del male che hanno fatto che, in molti casi, avevano subito loro stessi da bambini. Una specie di virus che si trasmette, e questo vale per un buon 80% di pedofili".

Quale potrebbe essere la soluzione al problema?
"Far crescere la coscienza, non lasciare da soli i territori, utilizzare i servizi sociali, la scuola, la pediatria di base e la medicina scolastica. Cercare di rendere questi casermoni costruiti malamente dopo il terremoto dell’’80 meno isolati e meno poveri anche moralmente. C’è da costruire tutta una rete di situazioni senza pensare che possa esistere una miracolosa transustanziazione del male. Bisogna cominciare un lento percorso di crescita con una forza preventiva di polizia per colpire questi male appena si presentano". 




autore / intelligo
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