Elezioni, Milano-Roma: kaput centrodestra con Silvio, Marchini e Salvini

02 maggio 2016 ore 16:48, Fabio Torriero
Se la “sinistra-centro” di Matteo Renzi, sull’onda delle commemorazioni retoriche e dei riti svuotati del 25 aprile e del 1 maggio, sta magnificando impunemente il cambio di maggioranza con i verdiniani (al posto sostanzialmente del Ncd), esaltando un programma di governo e di riforme mai votati dal popolo italiano; la destra italiana, da Milano a Roma, in vista delle prossime amministrative, sta celebrando la propria autopsia. E’ “kaput-destra”. 

A Milano si stanno vivendo gli ultimi epigoni della formula “Casa delle Libertà”, perpetuando i medesimi errori che hanno portato lo schieramento ad implodere su scala nazionale e a non governare l’Italia.

A Roma c’è, grazie ai livori e agli effetti della guerra civile delle bande di An, addirittura l’effetto-metastasi a 360 gradi. Ben due formule in campo, le une contro le altre armate: 1) ciò che resta come per Milano, dello “schema-Casa delle libertà” (tutti con Marchini); e il nascente schema esterofilo “Le Pen” (Meloni-Salvini).

Andiamo per ordine: a Milano, Salvini, la Meloni, Berlusconi, moderati e centrini vari, collaborano elettoralmente, sono uniti. I risultati? Parisi è la fotocopia di Passera, che a sua volta, è la fotocopia di Sala: personaggi interscambiabili, idee sovrapponibili, programmi uguali, schieramenti mutuabili.

Elezioni, Milano-Roma: kaput centrodestra con Silvio, Marchini e Salvini
In realtà. è la vittoria del “centro di gravità permanente”, dei poteri forti economico-finanziari-imprenditoriali,
della tecnocrazia bancaria, delle solite caste, e la reiterazione di un modello che ha fatto il suo tempo. Aveva un senso con Silvio Berlusconi giovane, carismatico, federatore (del centro, della destra e della sinistra liberal-riformista), e sedicente modernizzatore. Oggi, il giovane Berlusconi si è incarnato nel giovane Renzi, che ha portato il Pd a destra e il berlusconismo a sinistra, facendo tutte quelle leggi che il Cavaliere avrebbe voluto e dovuto fare, e che non è riuscito a fare (solo ad annunciarle). Che differenza c’è tra il partito degli italiani di Arcore (il Pdl) e il Pd? Solo una “elle”. E che differenza c’è tra il Partito della Nazione e il Patto del Nazareno? Le iniziali sono le stesse, le politiche pure.

A Milano, quindi, al di là delle liste, vincerà il trasformismo dei poteri forti. A Roma, sarà il campionato dei palazzinari, dei riciclati e dell’antipolitica beautiful.

L’accozzaglia eterogenea “Storace-Alfano-Quagliariello-Bertolaso-Augello e Marchini”, intende rinverdire i fasti della Casa delle Libertà (destra più centro più società civile), ma Silvio non c’è più, e Alfio Marchini non sembra capace di federare una “cosa” a cui non appartiene, da cui non proviene, e che si è trovato tra le mani da poco. Bastano gli interessi aziendali a 360 gradi, le probabili olimpiadi, l’edilizia, i ricatti di Renzi sulla tv, e le sacche di elettorato cammellato, per aggregare un’Armata Bracaleone fuori tempo massimo, composta per lo più, da una classe dirigente politica e amministrativa artefice unicamente di fallimenti? 

L’asse Salvini-Meloni, sembra invece, l’inizio di uno schieramento a trazione leghista, “modello Le Pen” (con ricette precise su immigrazione, sicurezza, sovranità ed Europa). Ma subisce un massacrante fuoco amico (vergognosi gli attacchi personali nei confronti di Giorgia Meloni). E se la Meloni può essere rimproverata di aver temuto l’erosione della sua base a Roma (vampirizzata dagli altri, Storace in primis), e di comportamento ondivago nella prima fase (si pensi ai suoi tentennamenti, all’iniziale appoggio a Bertolaso e alla scelta “esogena” di Rita Dalla Chiesa), quello che sconcerta è Salvini. Evidentemente di leader della Lega ce ne sono due: uno di lotta (Salvini a Roma), e uno di governo (Salvini a Milano). Uno con la Le Pen, un altro col Partito Popolare europeo. Un caos che non fa bene, né al centrodestra vecchio stampo, né a quello nuovo.

Il futuro? Questi schemi incartati faranno un grande favore alla pseudo-sinistra milanese e all’asse radical-populista (Raggi-Giachetti) romano.

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