Ttip, parla l'economista Borghi: "C'è chi lavora per un enorme McDonald mondiale"

02 maggio 2016 ore 16:54, Micaela Del Monte
“C’è chi lavora per un enorme McDoland mondiale. Il Ttip è un affare solo per le lobby multinazionali”. Così Claudio Borghi, economista e dirigente della Lega, commenta i carteggi segreti sul Ttip (Transatlantic Trade and Investment Agreement) resi pubblici da Greenpeace. Intervistato da IntelligoNews, Borghi punta il dito contro i “venduti” alle lobby.
 
Secondo i rapporti pubblicati dalle organizzazioni ambientaliste il Ttip rappresenta un rischio per la salute e l’ambiente. Molti economisti vedono anche uno minaccia per l’economia europea. C’è da temere tutto questo?

“C’è assolutamente da temere tutto questo, io lo vado denunciando con poca compagnia da molto tempo. Il fatto che la consultazione è tutta livello lobbystico deve far pensare. Persino gli stessi membri del governo americano sono molto perplessi. Evidentemente l’accordo porta enormi profitti alla grandi corporation, tutto a danno della piccola impresa europea, italiana ma anche americana. Diciamo che è una cosa nell’esclusivo interesse delle multinazionali in spregio a qualsiasi controllo e interesse delle popolazione. L’attiva di lobby che sta dietro questo trattato è elevatissima. Spero che non si arrivi ad una conclusione aiutati anche dal fatto che il mandato di Obama è in chiusura.  Va inoltre puntato il dito verso l’aspetto criminale di chi in Italia vuole questa cosa, primo fra tutti il Partito democratico”

Quali contraccolpi in Italia e chi ci guadagna invece?  

“Posso capire l’interesse delle reti coop di smerciare prodotti, ma è un trattato nel suo complesso contro i lavoratori italiani, gli agricoltori italiani, la piccola impresa italiana e contro tutte le produzioni italiana domestica. Purtroppo le cose si ripetono, come l’Euro fu tutto a favore di alcuni realtà straniere anche con il Ttip abbiamo qualche venduto messo al governo”.

Ci sono anche rischi per la salute come denunciano gli ambientalisti?

“Ma assolutamente se si globalizza tutto e si evitano i controlli vince il prezzo e non la qualità. Vincendo il prezzo vincono le multinazionali e di conseguenza gli americani, c’è chi lavora per un enorme McDonald mondiale. Ma non vedo perché dovremmo ancora stare a questo gioco ora che ne vediamo le conseguenze”.

L’esportazione del modello americano ad ogni costo fa più danni che altro?

“Se per modello americano si intende le legge del più forte, senza alcun tipo di barriera e vincolo, dove il più piccolo viene schiacciato allora bisogna riflettere seriamente su quali sono i nostri interessi. Modello americano del dopo-guerra ci ha aiuto, basta vedere il piano Marshall, ma come sta evolvendo adesso, vale a dire non crea lavoro ma solo profitto puntando tutto alla delocalizzazione e la corsa al ribasso, va bene solo per un Paese che si sta impoverendo. Purtroppo è un circolo vizioso: più ti impoverisci, più prendi roba a basso prezzo, più questa roba a basso prezzo non sarà italiana”.

Infatti noi abbiamo produzioni di eccellenza e piccole, i modello opposto della produzione Usa…

“Il risultato è che invece di mangiarcela noi finirà che la nostra eccellenza finirà all’estero e noi importeremo sempre di più le schifezze che arrivano da fuori. È un po’ come la parabola dell’Olio. Quello di ottima qualità italiano va all’estero e quello a basso costo delle produzioni del Nord Africa lo comprano gli italiani indigenti che sono sempre di più”. 
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]