Caso Fortuna, Crepet: "Attenzione all'amichetta, è in pericolo. Un percorso non solo per il carnefice"

02 maggio 2016 ore 17:05, Lucia Bigozzi
“E’ una comunità che odia i bambini, una comunità ipocrita”. Non usa giri di parole Paolo Crepet, psichiatra, nell’analisi sulla tragedia della piccola Fortuna che argomenta nella conversazione con Intelligonews. Con un passaggio altrettanto inquietante sull’amichetta che ha avuto il coraggio di parlare. 

Che idea si è fatto sulla vicenda della piccola Fortuna? 

«L’idea di una comunità che odia i bambini, una comunità ipocrita dove prevalgono non solo gli aspetti più terribili della violenza sui bambini, ma addirittura anche di un contorno che c’è sempre ma che in questi casi non c’è; ci sono gli orchi e ci sono le fatine, ma qui c’è un orco in mezzo a una comunità».

Caso Fortuna, Crepet: 'Attenzione all'amichetta, è in pericolo. Un percorso non solo per il carnefice'
L’amichetta di Fortuna, tra l’altro ha detto “avrebbe ucciso anche me”. Le chiedo: quale sforzo ha fatto questa bambina a livello psicologico e per vincere l’omertà? Cosa può averla indotta a raccontare ciò che ha rivelato? 

«Credo quello che ha sentito, il fatto che ha saputo che questa bambina è morta: è difficile sapere cosa l’abbia indotta a parlare. Sicuramente, questa bambina è in pericolo; consiglierei grande attenzione nei suoi riguardi perché vive in quella zona, una zona infettata dalla camorra, dal malaffare, con tutte le conseguenze del caso»

La riesumazione del corpo di un altro bambino può avere in qualche modo collegamenti con la morte di Fortuna ed è giusto approfondire? 

«Non so cosa voglia dire riesumare un cadavere dopo 5 anni; ho l’impressione che sia molto difficile arrivare a qualche cosa di definitivo; tuttavia se i magistrati lo fanno vuol dire che va bene così»

Lei non è un giudice ma uno psichiatra: che tipo di pena si può prospettare verso chi agisce in questo modo ma soprattutto dal punto di vista della pericolosità sociale lei ha una soluzione per impedire eventuali recidive?

«Non c’è una soluzione, c’è un lavoro da fare. Prima di tutto, ci deve essere una condanna, perché la gente deve sapere che queste cose anzitutto vanno punite. Poi c’è un discorso che riguarda un percorso riabilitativo di cui non possiamo occuparci solo per il carnefice; bisognerebbe che fosse anzitutto offerto alle famiglie che hanno un bambino offeso in casa anche se è una questione problematica»


autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]