Puppato (Pd): "Giachetti è il nostro Brunetta. Caro Saviano, perché avrei votato De Luca"

02 marzo 2015, Andrea De Angelis
Mentre Giachetti invita ancora una volta Renzi ad andare al voto anticipato per evitare i ricatti della minoranza democratica, nel Pd si registra il successo di Vincenzo De Luca alle primarie in Campania. IntelligoNews ne ha parlato con Laura Puppato, senatrice del Partito Democratico...  
Puppato (Pd): 'Giachetti è il nostro Brunetta. Caro Saviano, perché avrei votato De Luca'
  Su La Stampa Roberto Giachetti ha affermato che la minoranza democratica resta nel Pd per questioni di visibilità, invitando Renzi a non cedere a nuovi ricatti in grado di peggiorare, come già accaduto con la legge elettorale, le norme. Come risponde? «Io non sono nella testa di Gotor o Latorre o dello stesso Bersani. Per me dunque è un po' difficile rispondere, ma il tema è la totale autonomia del Pd. Come ben sanno anche i colleghi che ho citato, sia parlando della legge elettorale che dei decreti del Jobs Act, oggi anche senza il Nazareno siamo comunque in coalizione con il Nuovo Centrodestra. Quindi mi pare opportuno ed evidente la non totale autonomia del Partito Democratico vista la concertazione con loro». Spesso però nel partito si definiscono i suoi colleghi o renziani o appartenenti alla minoranza democratica. Questa distinzione, oltre a dimenticare chi magari come lei non si definisce né in un modo né nell'altro, non rischia di creare disaffezione nell'elettorato e in particolar modo negli iscritti? «Sono molto contenta di ascoltare questa domanda perché è uno dei temi fondamentali. Da molto tempo dico che ciascuno di noi, per ragioni diverse, può ritenere utile una certa persona in Segreteria rispetto ad un'altra, ma nel momento in cui la Segreteria si forma quello che si deve fare in modo onesto e funzionale al bene comune, quindi al vantaggio che il nostro gruppo politico può dare al nostro Paese, è il portare la nostra voce libera per valutazioni serie e positive affinché migliori l'azione del gruppo stesso». Anche perché i renziani si moltiplicano... «Il disturbo anche fisico, direi l'allergia che mi viene quando si cerca di etichettarmi come già appartenente alla minoranza e ora renziana mi porta a dire, come qualcuno affermava in questi giorni, che siamo tutti renziani nel senso che Renzi è il nostro segretario e a lui dobbiamo fare le proposte migliori per l'Italia. Questo è il nostro compito. Spesso in strada avverto che i cittadini che si informano attraverso i mass media e i giornali hanno una percezione delle tensioni interne e si chiedono cosa accadrà con una attenzione e preoccupazione superiore a chi tra noi è invece alla Camera, in Senato o nella Segreteria. Abbiamo cioè noi politici una percezione della tensione minore rispetto a come viene letta. Le regole della democrazia vogliono comunque che nel momento in cui non sei d'accordo la maggioranza scelga per te». Gli stessi cittadini che però nell'ultimo anno hanno letto quattro, cinque volte l'invito di Giachetti a Renzi ad andare al voto anticipato. Se il vicepresidente della Camera lancia così tanti appelli al Primo Ministro c'è qualcosa che non va, al di là della percezione... «Giachetti, con i dovuti distinguo, è nel Pd la figura assimilabile a Brunetta per Forza Italia. Nel senso che lui è il grillo parlante, la voce più polemica, meno disponibile. Mi suona strano quello che afferma in merito alla legge elettorale perché in tempi non sospetti aveva fatto lo sciopero della fame per chiedere una nuova legge elettorale in nome della libertà di scelta da parte dei cittadini. Ora tutto si può dire tranne che questa legge non sia migliore del Porcellum per tutta una serie di motivi». Migliore o ideale? «Per molti, non solo quelli della minoranza, nei quali mi ci metto anch'io l'ideale sarebbe stato avere come massimo dei nominati il 30% portando al 70% l'indicazione delle preferenze. Diciamo che questo sarà possibile solo per chi vincerà perché per tutti gli altri di fatto i capilista non rendono possibile l'indicazione. Ciò non toglie che Giachetti un anno e mezzo fa fu tra i più severi a chiedere la cancellazione del Porcellum, dunque l'onestà intellettuale che ci compete deve farci dire che oggi il risultato è ottenuto per un cinquanta per cento con, ripeto, la maggioranza che potrà eleggere il 70% delle persone indicate». Lei ha firmato l'emendamento Gotor, bocciato in Aula... «Infatti, ma nel momento in cui i quattro quinti di quello che abbiamo chiesto sono stati approvati, mi è parso necessario non fare la battaglia della vita sull'ultimo pezzo visto e considerato a maggior ragione che chi quel pezzo lo voleva fortemente era la parte politica con cui eravamo coinvolti nel Nazareno e in coalizione, cioè il Nuovo Centrodestra e Forza Italia. Se loro saranno le minoranze di domani e le loro scelte sono di non far eleggere con preferenze i loro candidati, cosa vuole che dica...». Veniamo a ieri. De Luca ha vinto le primarie con il 52%, uno dei sindaci più amati d'Italia che tenta di nuovo la scalata alla Regione. Come commenta l'invito di Saviano a non votare? Una polemica che ha guastato le primarie in Campania? «Non l'ho capita fino in fondo, spero di riuscire a comprenderla. Trovo sbagliatissimo che partendo dal presupposto che la società sia malata venga detto a chi vuole sconfiggere questa malattia che non serve andare a votare. Non funziona così secondo me, non è una cura adeguata a una malattia di cui soffre molto spesso il Meridione, in particolare la Campania». Crede che De Luca sia la persona giusta? «L'ho conosciuto personalmente, è un grande sindaco anche se il suo decisionismo non sempre può essere per me, dichiaratamente attenta ai temi ambientali, condivisibile. Anzi le sue scelte urbanistiche mi hanno delusa e amareggiata. Al di là di questo è stato però un sindaco amato che è riuscito come nessun altro a cambiare Salerno, portando ad esempio la raccolta differenziata ai livelli del Nord-Est del Paese e la città a una qualità urbana molto alta, con una forte capacità di impresa. Bene De Luca dunque, perché la Campania ha bisogno di persone che nella legalità riescano con decisione a togliere alibi ed eliminare i meccanismi che hanno portato all'immobilismo». Quindi Saviano poteva andare a votarlo? «Non lo so, questo glielo chiediamo a lui. Probabilmente non gli è piaciuto che sia rimasto coinvolto in un paio di questioni giudiziarie». Lei lo avrebbe votato? «Se avessi dovuto scegliere tra Cozzolino e un sindaco come De Luca, che con la sua concretezza e decisione ha prodotto cambiamenti verificabili, io non avrei avuto dubbi. Avrei votato De Luca».  
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