Giustizia, un decreto "salva-Canzio": troppi ricorsi in Cassazione e il rischio default

02 marzo 2016 ore 11:00, Lucia Bigozzi
“Assediata da un mostruoso numero di ricorsi”. Frase che di per sé indica l’immagine di un imbuto strettissimo dal quale non riescono a passare un mare di cose e per questo si affastellano le une sulle altre. Un’immagine di caos. Immagine ancora più sconcertante se applicata al funzionamento della macchina Giustizia in tutte le sue articolazioni. A pronunciare la frase choc è Giovanni Canzio, primo presidente della Corte di Cassazione, che a quelle parole ne ha aggiunte altre per sottolinearne la gravità: non solo c’è un mostruoso numero di ricorsi, ma una situazione del genere non è paragonabile a nessun altro caso al mondo. Come dire: Italia, unica anche in questo. Ma non è certo un bel fiore all’occhiello, perché Canzio rilancia l’allarme: così si va in default. E proprio dal numero uno della Corte, arriva una richiesta precisa, netta e chiara serve un decreto legge. Cioè un atto che abbia il carattere di urgenza e, possibilmente di efficacia. Una “sveglia” per la maggioranza che sta al governo e che da mesi è “incartata” nel dibattito infinito sulle unioni civili e le adozioni gay che, per carità hanno il loro perché, ma certo in questo momento non sono la priorità di un’Italia che arranca, nell’economia e dunque per l’occupazione e, come nel caso specifico, nella giustizia. Problemi atavici, per carità ma che adesso, arrivati a questo livello di gravità, impongono una corsia preferenziale. L’appello, Canzio lo ha rivolto a chi governa dalla sede del Consiglio superiore della magistratura in occasione di un convegno al quale, tra gli altri, ha partecipato anche il ministro della Giustizia Orlando. 

Giustizia, un decreto 'salva-Canzio': troppi ricorsi in Cassazione e il rischio default
Il presidente della Corte di Cassazione nel suo intervento parla di un “flusso di ricorsi patologico” e cita numeri: ogni anno sono 80mila, la maggiorparte dei quali riguardano il penale. Quello civile è forse il settore della giustizia che più di altri sconta un ritardo pazzesco e l’accumulo di faldoni in arretrato. Ad oggi, secondo i dati forniti, ci sono qualcosa come 105mila dossier ancora chiusi. Con una percentuale di ricorsi notevole, ovvero il 48 per cento, che arrivano in Cassazione direttamente da parte dello Stato. Che dire poi della durata dei processi? Nel settore civile ormai, i tempi veleggiano attorno ai quattro anni. Di qui la richiesta, pressante, di un decreto legge per poter attuare rapidamente alcune riforme che quantomeno evitino il rischio default indicato chiaramente da Canzio. Chissà cosa avrà pensato il Guardasigilli. Al Senato è stato rimesso in pista il dossier sulla riforma del processo penale ma resta la nebbia su quello civile e  la percezione di una Giustizia troppo distante dal cittadino. Come il Fisco e altre emergenze italiane che impattano tutti i giorni nella vita delle persone. 
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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