Bin Laden ossessionato: testamento da nababbo per la Jihad e quel microchip nei denti

02 marzo 2016 ore 14:26, Americo Mascarucci
29 milioni di dollari interamente devoluti alla causa della jihad alla quale si era votato per tutta la vita.
L’ammontare dell'intera eredità di Osama Bin Laden, "lo sceicco del terrore", l’uomo simbolo dell’integralismo islamico e della guerra santa, è andato dunque a finanziare la causa di Al Qaeda  anche dopo la morte, come riportato sul testamento rinvenuto insieme ad altri documenti appartenuti ad Osama sequestrati dai Navy Seal dopo l'attacco al covo di Abbottabad, dove Bin Laden si nascondeva, e resi noti dall'Office of the Director of National Intelligence (Odni).
I 29 milioni di dollari sarebbero stati accumulati da Bin Laden in Sudan nei cinque anni in cui era nascosto nel Paese negli anni novanta.
"Ho ricevuto 12 milioni di dollari da mio fratello Abu Bakir Muhammad Bin (Laden) - si legge del documento - per conto della Bin Laden Company for Investment in Sudan. Spero che i miei fratelli, sorelle e zie materne obbediscano al mio testamento e spendano tutto il denaro che ho lasciato in Sudan per la jihad, per il bene di Allah". 
Per la famiglia invece poco e niente. La causa prima di tutto, la guerra agli infedeli, l’odio contro il mondo innanzi al futuro dei propri familiari. Dai documenti emergerebbe pure come Bin Laden fosse preoccupato per la sua vita e temesse di essere spiato ed ucciso, al punto da scrivere al padre già diversi anni prima di morire nel raid americano nel suo covo in Pakistan, di pregare per lui qualora fosse stato assassinato.  
Temeva addirittura di essere spiato attraverso un microchip installato nei denti della moglie. In una lettera Osama scrive ad un suo collaboratore di sentirsi spiato dopo che la moglie aveva subito un intervento chirurgico in Iran. 
Temeva infatti che un tracciatore Gps potesse essere stato impiantato assieme all'otturazione. "La grandezza del chip - si legge nella lettera in cui Bin Laden usa lo pseudonimo Abu Abdallah - ha la lunghezza di un granello di grano e la larghezza di un piccolo pezzo di vermicelli".
Insomma un fanatico, pazzo e visionario, un folle a 360 gradi capace di compiere l’ultima follia nel momento stesso in cui, temendo di essere ucciso, ha redatto il testamento per disporre dei propri beni. Una follia che dopo aver contraddistinto l’intera esistenza non poteva che prolungarsi anche dopo la morte. 

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