Che succede in Brasile? In recessione e manifatturiero ai minimi

02 marzo 2016 ore 11:10, Luca Lippi
L’indice Pmi manifatturiero del Brasile è sceso ai minimi di tre mesi a febbraio, a 44,5 dal 47,4 di gennaio, a indicare che le prospettive dell’economia brasiliana restano poco incoraggianti e si stanno ulteriormente deteriorando. E’ il ribasso più pronunciato dai tempi della grande crisi finanziaria del 2008 per l’ex alfiere dei mercati emergenti.
Ricordiamo che quando l’indice è inferiore a 50 significa che l’attività manifatturiera si sta virtualmente contraendo. Il ritmo con il quale sta crescendo la disoccupazione, inoltre, è il più serrato degli ultimi sette anni, mentre aumentano ulteriormente anche i costi per le importazioni.
L’inflazione è fra le cause principali di inibizione , unita a un contesto fiscale che preannuncia una stretta che probabilmente frenerà il Pil (previsto in calo per il 2016).

Che succede in Brasile? In recessione e manifatturiero ai minimi
Anche questo dato non è il segnale di una crisi incipiente, è solamente una conseguenza di una serie di fattori che incidono pesantemente sull’economia di un Paese. The Economist aveva già anticipato il destino del Brasile già a dicembre del 2015, “Il 2016 sarà un anno disastroso per il Brasile. l’inetto governo di Rousseff ha fallito nel superare la profonda depressione economica e politica e, adesso, il paese si trova di fronte ad un altro decennio perduto”. I numeri contenuti nel reportage di copertina del settimanale britannico non lasciano dubbi rispetto al disastro imminente che attende il Brasile nel 2016, anno che invece si sarebbe dovuto dedicare a fare ciò che il paese del samba sa fare meglio, ovvero festeggiare. Tra pochi mesi inizieranno a Rio le prime Olimpiadi sudamericane di tutti i tempi ma, invece di celebrare, Rousseff ed il suo governo dovranno o intraprendere la dura strada delle riforme strutturali, o prepararsi al peggio. Con un deficit fiscale passato dal 2% sul PIL nel 2010 ad oltre il 10%, il costo del debito in interessi è già pari al 7% del prodotto interno lordo, per cui la Banca Centrale difficilmente potrà alzare ulteriormente i tassi d’interesse. Inoltre con un’inflazione oltre il 10% ed un PIL che quest’anno crollerà secondo la stessa Banca centrale brasiliana del 3,6%, alzare oltre il 15% i tassi d’interesse aggraverebbe la stagnazione già esistente. Quest’anno il Pil continuerà a crollare del 2,5-3% mentre, secondo un rapporto di Credit Suisse, l’inflazione sfonderà il tetto del 17% a inizio 2017.
C’è da considerare, però, che l’inflazione molto alta favorisce chi ha debiti, è quello che successe negli anni 70 in Italia, e quindi una larghissima fetta di popolazione sarà sicuramente avvantaggiata rispetto a coloro che negli anni, più o meno lecitamente, hanno accumulato ricchezza senza aver avuto la lungimiranza di investire. È questo il grande problema del del Brasile.
In buona sostanza, il primo dei cinque paesi dell’acronimo BRICS, il Brasile, sta sprofondando? Dopo anni di crescita economica sull’onda lunga del piano real e del maggior peso dell’America Latina nel mondo, il Brasile ha subito una brusca frenata: la povertà e la disoccupazione restano stabili, l’inflazione galoppante non accenna a diminuire, la Petrobras è stata travolta dallo scandalo della corruzione e la presidente Dilma Roussef è accusata di impeachment. Andando oltre le questioni “politiche”, finché la liquidità è circolata “liberamente” il Brasile ha solo potuto godere di benessere e crescita, con l’esplosione dei casi giudiziari che hanno coinvolto istituzioni e le grandi aziende del Paese, si è interrotta la circolazione del contante che di colpo ha sclerotizzato l’economia interna, è come una vettura che finisce la benzina e si ferma in mezzo a una strada ad alta densità di traffico. Tutta questa liquidità è ancora nel Paese, bisogna solo sbloccarla!
Ora, questo potrebbe avvenire solo ed unicamente con un governo spavaldo e autoritario ma soprattutto competente, al momento non c’è nulla di tutto questo e l’economia è totalmente ferma, i ritmi di discesa dei dati macro è troppo veloce per ricalcare un idoneo periodo di crisi, quindi è solo la sclerotizzazione del flusso finanziario che, presumibilmente, potrebbe sbloccarsi durante lo svolgimento dei giochi olimpici, sempre sperando che la liquidità non transiti oltre confine creando un buco artificiale di ricchezza difficilmente colmabile.
Troppa la variazione negativa dell’indice, e troppo poco indicativo per parlare di un disastro, se ne parla ormai dal 2013, se disastro doveva essere il Brasile sarebbe già scomparso dalla cartina geografica e anche dal Brics. Appena la liquidità salterà fuori dai materassi si parlerà di miracolo economico…aspettiamo gli sviluppi, sempre che la liquidità sia ancora nel Paese.

autore / Luca Lippi
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