Trump, Gasparri: "Col folklore farà vincere Clinton. Meloni e Salvini "non maturi", verso nuovi leader"

02 marzo 2016 ore 13:42, Lucia Bigozzi
“Trump su Mussolini? Non partecipo al folklore ma sono preoccupato perché così rischia di vincere la Clinton. Tutto il resto, è fuffa”. Dall’analisi sui richiami del candidato repubblicano alle primarie per la corsa alla Casa Bianca agli scenari italiani calibrati sul fronte liberal-conservatore e sui nuovi leader, il passo è breve. Lo fa Maurizio Gasparri, senatore di Fi e vicepresidente dell’assemblea di Palazzo Madama, nella conversazione con Intelligonews focalizzando sul fenomeno a stelle e strisce. 

Come legge il richiamo di Donald Trump a Benito Mussolini?

«Non partecipo al folklore, francamente non mi interessa nulla di quello che dice Donald Trump. Sono preoccupato perché penso che dopo i disastri di Obama, il peggior presidente che l’America abbia mai avuto, c’è bisogno di un’Amministrazione a guida repubblicana. Tuttavia, temo che un personaggio come Trump serva solo a far vincere la Clinton, prospettiva per me molto negativa. Se fossi un cittadino americano voterei per i Repubblicani e sono preoccupato del fatto che ci sia un candidato di cui si parla più per il folklore che esprime che per la sua proposta politica. Su tutto il resto non mi metto a fare analisi, non me ne frega nulla»

Ma il fatto che la citazione di Mussolini arrivi dall’America la sorprende o la lascia indifferente?

«Io non mi fermo alla forma, alla superficie o come in questo caso al folklore. Io guardo alla sostanza delle cose, al futuro presidente della Casa Bianca. Obama è stato un presidente pessimo e la Clinton è responsabile degli errori in Libia: mi spiace molto perché trasformano un personaggio folcloristico in un esponente dei Repubblicani e la cosa mi preoccupa sul piano nazionale; il resto è fuffa. Temo che andando avanti così possa vincere la Clinton e se vincerà è perché non c’è un candidato repubblicano all’altezza della situazione»

Anche in Italia manca un fronte conservatore e liberale in grado di fare la differenza? E perché? 

«Viviamo in un’epoca di grande smarrimento nella quale chi usa toni forti può avere più spazio o presa nell’opinione pubblica. E’ accaduto con Grillo, è il successo momentaneo di Salvini. In Germania la Merkel perde terreno e avanzano gruppi radicali»

Sì ma alla fine cosa manca davvero, un leader o una proposta politica che rispecchi il paradigma del fronte conservatore e liberale?

«Vedo in giro troppa preoccupazione e in questo clima i toni forti vincono, almeno temporaneamente, su quelli razionali. In Italia dobbiamo gestire il salto generazionale del centrodestra ma fino a qui, quello che sono stati più giovani di Berlusconi non hanno dimostrato la stoffa del successore: Fini con venti anni in meno di Berlusconi si è suicidato politicamente, Alfano e Fitto che rispetto a Berlusconi hanno 40 anni in meno si sono spiaggiati sui loro errori, politici».

E Meloni e Salvini? 

«Se si guarda al caso Roma, hanno dimostrato di non avere una visione matura della situazione perché fanno prevalere l’interesse ad aumentare i consensi di mezzo punto o di un punto percentuale»

Quindi siamo alle solite: centrodestra senza speranza e senza futuro? 

«Calma, calma… questo salto generazionale ci sarà, si compirà e si paleseranno nuovi leader».

Sì, ma dove sono? 

«Guardi ad esempio al fenomeno del Family Day messo in piedi e portato avanti con grande determinazione da persone sconosciute che sono riuscite a portare in piazza un milione di persone. Quindi, alla fine o come si dice al momento buono, emergeranno figure nuove. Quelle che finora ci sono state, non sono riuscite a fare sintesi ma si sono proposte come elementi di rottura. Torno all’esempio di Roma con Meloni e Salvini: il punto vero è che uno deve riuscire a fare sintesi, anche con sacrificio personale».
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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