Utero in affitto, Dijana Pavlovic: "Da rom dico a Giulia Innocenzi: non lo affitterei. E non è un rene"

02 marzo 2016 ore 17:00, Marta Moriconi
"Se mia sorella, una mia cara amica o amico, avessero un giorno bisogno della maternità surrogata, mi offrirei", scrive su Facebook l'ex conduttrice di "AnnoUno" Giulia Innocenzi. Si parla di utero in affitto, e solo ieri Emma Bonino a Bergamonews.it aveva posto una domanda: “Sulla paternità di Nichi Vendola non devo dire nulla. Ma posso fare una domanda: se posso donare un rene in questo Paese perché non posso donare un utero?".
Allora lo abbiamo chiesto a Dijana Pavlovic, paladina della cultura rom, mediatrice culturale e responsabile nazionale dei programmi europei Rom Act e Rom Med. A IntelligoNews ha dichiarato: "Non riuscirei a separarmi da un bambino che porto nel mio grembo per nove mesi. Non riuscirei mai. Io non sono credente, ma quello che si prova mettendo al mondo un bambino, è la cosa più vicina a Dio che io possa immaginare".

Utero in affitto, Dijana Pavlovic: 'Da rom dico a Giulia Innocenzi: non lo affitterei. E non è un rene'
 Cosa pensate dell'utero in affitto come comunità rom? 

"Posso esprimere la mia posizione, perché poi le comunità sono molto diverse tra loro e hanno diverse religioni. Un'opinione unica all'interno delle comunità è difficile averla, come è difficile averla all'interno della società italiana". 

La sua opinione allora rispetto all'utero in affitto? 

"Con tutta onestà le dico che è molto difficile per noi, per me personalmente anche, e per molte donne rom, e lo dico senza esprimere un giudizio né morale né religioso, distaccarsi umanamente dal bambino partorito in cambio magari di soldi. E' difficile proprio umanamente capirlo, e parlo dalla nostra posizione di donne".

Dunque non è proprio come una donazione del rene, come ha posto la questione invece Emma Bonino?

"Ma no. Donare un rene è salvare la vita a qualcuno, ed è un gesto di generosità estrema. Invece portare un bambino nel proprio grembo, che fa parte di te, del tuo essere, e quel bambino quando nasce non tenerlo vicino, non occuparsi di lui, anche se come gesto di generosità ma in cambio di soldi, è tutta un'altra cosa. E' proprio una questione umana, da donna lo dico, ho portato in grembo un bambino".

Giulia Innocenzi sulla gestazione per altri ha dichiarato che per un'amica o una sorella, se ne avessero bisogno, lo farebbe. Si è detta pronta alla maternità surrogata. Lei?

"No, io no. Non riuscirei a separarmi da un bambino che porto nel mio grembo per nove mesi. Non riuscirei mai. Io non sono credente, ma quello che si prova mettendo al mondo un bambino, è la cosa più vicina a Dio che io possa immaginare". 

Lei lo sa, si hanno pregiudizi sulla tutela del minore da parte dei rom. Come risponde? 

"La famiglia e il bambino in quanto bambino sono tra i punti principali della nostra cultura. Quella di non occuparsi dei bambini è una delle accuse più ingiuste che si fanno al popolo rom. Poi che l'educazione sia diversa, che si cresce in un contesto diverso culturalmente e che ci sia una visione della vita diversa, va bene. Ma che questi bambini non siano tutelati, amati e protetti anche nelle condizioni più estreme di povertà, e disumane, non è vero. Sono protetti, amati e tutelati". 



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