Marzo nero per Zuckerberg, Facebook nel mirino di Brasile e Germania

02 marzo 2016 ore 20:22, Andrea Barcariol
Un brutto inizio di marzo per Mark Zuckerber. Prima la grana in Brasile con l'arresto di Diego Dzodan, vicepresidente di Facebook America Latina (poi rilasciato) con l’accusa di aver ostacolato il lavoro degli inquirenti  nell’ambito di un’indagine, poi la decisione dell'Antitrust tedesco, il Bundeskartellamt, di aprire un'inchiesta contro il più famoso tra i social network per abuso della sua posizione dominante sul mercato. L' annuncio è arrivato da Andreas Mundt, presidente del Bundeskartellamt, l’omologo della nostra authority garante della concorrenza e del mercato. L’Antitrust ritiene che attraverso la richiesta di dati personali per la costruzione del profilo degli utenti, Facebook permetta ai suoi clienti pubblicitari spot mirati e vuole valutare “se gli utenti sono sufficientemente informati di questa procedura”, come riferito in una nota. Il garante della concorrenza tedesco esprime forti dubbi sull’ammissibilità di questo modo di procedere e ritiene che possano esserci gli estremi per una violazione della libera concorrenza se si tiene conto della posizione dominante di Facebook tra i social media.

Marzo nero per Zuckerberg, Facebook nel mirino di Brasile e Germania
L'Istituto intende accertare "quali legami vi siano tra un'eventuale posizione dominante dell'azienda sul mercato e l'utilizzazione di queste clausole". Pronta la replica dell'azienda americana: "Siamo convinti di aver seguito le leggi ma collaboreremo in maniera attiva con l'Antitrust per rispondere ai dubbi" - ha spiegato un portavoce. Si tratta dell'ennesimo scontro tra l'istituzione di uno Stato e un colosso "tecnologico". Si è parlato molto in queste settimane della vicenda Apple che si è opposta alla richiesta dell'Fbi di sbloccare un i-Phone 5C che era in uso al terrorista della strage di San Bernardino, mentre cinque manager di Google sono finiti nel mirino della Procura di Milano per omessa dichiarazione dei redditi per gli anni 2009-2013 con un mancato versamento di tasse pari a circa 227 milioni di euro per redditi prodotti in Italia. .






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