Salò o le 120 giornate di Sodoma senza censure: Mantova mostra il Pasolini "segreto"

02 novembre 2015, Americo Mascarucci
Salò o le 120 giornate di Sodoma senza censure: Mantova mostra il Pasolini 'segreto'
Quarant’anni fa lo scrittore e regista Pierpaolo Pasolini fu trovato morto all’Idroscalo di Ostia, con il corpo massacrato. 

Per l’omicidio fu condannato, quale autore materiale Pino Pelosi, un “ragazzo di vita”, che al processo dichiarò di aver assassinato Pasolini dopo che questo aveva preteso da lui rapporti sessuali estremi. 
Tuttavia, nonostante la verità processuale abbia riconosciuto l’assassino in Pelosi, quest’ultimo nel corso degli ultimi quarant’anni ha più volte ritrattato la sua confessione attraverso interviste sui giornali e nei programmi televisivi, avvalorando l’idea di un omicidio avvenuto nell’ambito di un pestaggio di stampo politico ad opera di “squadracce” dell’estremismo nero e di essersi assunto la responsabilità del delitto, per il timore di ritorsioni sui suoi familiari. 

Una tesi questa più volte sostenuta dagli amici e dagli estimatori dello scrittore ma che non ha mai portato ad una nuova e diversa verità processuale. Ad ogni modo quarant’anni dopo Pasolini continua ad essere ricordato come un intellettuale “scomodo” della sinistra italiana, scomodo perché capace di andare contro corrente e poco incline a lasciarsi ingabbiare negli schematismi ideologici. 

La città di Mantova ha voluto rendere omaggio a Pasolini riportando nelle sale l’ultimo film del regista, girato nella città estense e nei dintorni, proprio in quel fatidico 1975, intitolato “Salò o le 120 giornate di Sodoma”, versione integrale, restaurata dalla Cineteca di Bologna e dalla Cineteca Nazionale, comprensiva delle sequenze tagliate dalla censura.

Ebbene, proprio questo film secondo molti opinionisti pasoliniani, potrebbe aver firmato la condanna a morte del regista da parte dell’estremismo nero per il paragone fra la Repubblica di Salò e Sodoma, la leggendaria città che secondo la tradizione biblica fu distrutta da Dio, insieme alla confinante Gomorra, dopo aver abbandonato la devozione per il Dio d’Israele scegliendo come regola di condotta la corruzione morale, il vizio, la lussuria.

Il film racconta di come, nella Repubblica di Salò  durante gli ultimi bagliori del regime fascista, decine e decine di giovani, sia ragazzi che ragazze, venissero catturati da quattro rappresentanti del potere: il Duca, il Monsignore, l'Eccellenza ed il Presidente. I quattro, definiti "Signori", rappresentano i vizi e le turpitudini che incrostano la carica di potere che rappresentano; e confinano i ragazzi in una grande e sontuosa magione, isolata da qualsiasi centro abitato. 
Accompagnati dalle note di una pianista e dalle narrazioni erotiche di tre anziane ex-prostitute, i ragazzi e le ragazze vengono obbligati ad ascoltare storie di passioni sessuali estreme, affinché i Signori possano trarre piacere ed essere ispirati ai peggiori atti di depravazione e violenza. Il film si compone di tre gironi di passioni (più l'antefatto che riguarda il rapimento dei giovani), entro cui vengono trascinati i ragazzi, che pian piano perdono la loro dignità umana, e si abbandonano al loro destino, costretti fino alla fine a sottoporre il loro corpo per il piacere dei Signori. Con la terminazione del terzo girone di passioni, i Signori decidono di arrivare alla quintessenza del piacere, ossia quello dell'assassino, e uccidono la maggior parte dei giovani; ed ognuno, facendo cambio con l'altro, ad ogni giro osserva dalla finestra il giardino delle torture con il binocolo, dove si svolgono i supplizi.

A causa delle scene di sesso estremo e violento contenute all'interno, il film subì una censura e poté uscire nelle sale "depurato" dalle stesse; scene che oggi sono state interamente recuperate. 

Mantova era stata scelta da Pasolini per l’ambientazione del film in seguito alle insistenze di Alessandro Gennari scrittore e giornalista mantovano che fu la guida del regista durante i mesi di lavoro, accompagnandolo nei sopralluoghi sui luoghi scelti per girare le scene.  
Il primo ciak fu girato il sette marzo 1975 a Villimpenta, negli ambienti della villa Zani, poi nella villa Riesenfeld di Pontemerlano. 

Un film che uscì nelle sale cinematografiche dopo la morte dello scrittore agli inizi del 1976. Oggi Mantova ha voluto commemorare così lo scrittore che con la sua ultima fatica cinematografica ha dato lustro alla città, scegliendola come location, e che ad essa è rimasto legato da un rapporto speciale anche dopo il suo barbaro assassinio. 

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