Aereo metrojet, Massimo Fini: “E' stato missile terra-aria dell’Is. Ora comincerà strategia kamikaze in Europa"

02 novembre 2015, Lucia Bigozzi
Aereo metrojet, Massimo Fini: “E' stato missile terra-aria dell’Is. Ora comincerà strategia kamikaze in Europa'
“L’areo russo caduto? Penso si sia trattato di un missile terra-aria dell’Is”. Con la proverbiale incisività, Massimo Fini, giornalista e scrittore, non usa giri di parole nel tratteggiare come e perché quel velivolo con duecento passeggeri a bordo si sia ridotto a un ammasso di ferraglia. Nella conversazione con Intelligonews, spiega anche come l’Is stia alzando il tiro e non esclude attentati kamikaze in Europa.

Secondo lei perché è caduto l’aereo russo? E’ stato davvero un guasto meccanico?

«Penso che si sia trattato di missile lanciato dall’Is. Del resto, il fatto stesso che varie compagnie europee, mi pare la stessa compagnia aerea egiziana abbia vietato i voli sul Sinai lascia pensare questo. Personalmente, non credo all’incidente in base al quale il velivolo si è spezzato da solo»

Ma l’Is ha strumenti militari così potenti?

«L’Is ha missili terra-aria che hanno una portata limitata e non possono raggiungere i 10-15mila metri, ma se il velivolo sta a 2-3mila metri è possibile. Mi pare che l’areo russo fosse decollato da poco»

Che segnale è? 

«Non è un segnale, è il fatto che l’Is è forte ma la sua forza non sta solo nelle armi perché sta diventando una sorta di ‘epidemia ideologica’, tanto è vero che si espande dappertutto: in Libia, in Egitto, in Pakistan, in Thailandia e - nonostante l’opposizione dei talebani – cerca di penetrare anche in Afghanistan»

Quindi c’è un’evoluzione nella strategia offensiva, qual è il salto di qualità? E se si è trattato di un missile dell’Is perché proprio adesso?

«Credo che di qui a non molto, l’Is comincerà una strategia di attentati kamikaze in Europa»

Se si è trattato di un missile dell’Is perché proprio adesso?

«E’ chiaro che nel frattempo l’Is si è rafforzata molto; probabilmente c’è qualche paese – ma non sappiamo bene chi – che in quel coacervo che è il Medioriente lo aiuta finanziariamente e lo sostiene. Tuttavia va detto che i miliziani dell’Is le armi se le sono conquistate da soli perché, ad esempio, essendoci in Iraq un esercito nazionale fasullo, questi soldati non combattono ma scappano e i miliziani si prendono le loro armi. Per certi aspetti, è la stessa situazione - anche se con le dovute differenze – che gli americani hanno creato in Afghanistan mettendo in piedi un esercito fatto di afghani che non hanno nessuna voglia di combattere ma che, vista la grave disoccupazione, stanno lì per prendere uno stipendio. Lo scorso anno ne sono usciti 40mila dall’esercito: appena possono se ne vanno e per tanti che entrano nell’esercito, altrettanti escono. Infatti, il prossimo scenario che non riguarda Is, sarà l’Afghanistan».

Significa che la prospettiva è che i talebani si riprenderanno totalmente l’Afghanistan?

«Il punto è che bisognerebbe lasciare in pace gli afghani e poi saranno loro stessi a scegliere il proprio destino. Insomma, come peraltro dicono i trattati internazionali, bisogna lasciare che ogni paese si faccia da sé la sua storia»
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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