Poste Italiane privatizzate, allora chiuse: venerdì braccia conserte

02 novembre 2016 ore 12:26, Luca Lippi
L’agitazione era nell’aria ed eccola arrivare puntualmente, venerdì 4 novembre sciopero nazionale indetto da Slp Cisl, Slc Cgil, Failp Cisal, Confasal.Com e Ugl Com. Una protesta contro i 20mila tagli a livello nazionale.
Un anno fa Poste Italiane hanno vissuto una privatizzazione, storica peraltro giacché è stata la prima pagina su cui si iscrivono privati dall’origine dell’Istituzione che si riconosce dal 1862 anno di nascita dell’azienda autonoma della gestione dei servizi postali e telegrafici.
Il tesoro aveva un anno fa deciso di mettere sul mercato una grossa parte del pacchetto azionario con l’opzione di un’ulteriore quota mettendo sul mercato totali 498 milioni. 
Un anno fa prima della privatizzazione sul mercato c’era il 34,7% di azioni, con il greenshoe del Tesoro è arrivato a circa 38,2%.
Francesco Caio (amministratore delegato di Poste Italiane) commentava così il ‘primo giorno di scuola’ di Poste Italiane: “Questa giornata (27 ottobre 2015 ndr) è la dimostrazione che in Italia le cose si possono fare per bene. Ho la grandissima sensazione di avere condotto una squadra che ha lavorato con entusiasmo. È un passaggio storico importante per il gruppo e mi auguro anche per il Paese. Poste Italiane si proietta in un mondo fatto di digitalizzazione dove servirà essere in grado di recuperare capitali sul mercato. L’operazione di oggi ci mette esattamente in questa condizione. Poste è quotata per essere sempre più forte”.
Poste Italiane è oggi fra le 14 società più capitalizzate quotate alla Borsa Italiana, e la a Ipo di Poste Italiane è  stata la maggiore privatizzazione dopo quella di Enel del 1999. 

Poste Italiane privatizzate, allora chiuse: venerdì braccia conserte

Ed ecco il risultato della riorganizzazione di Poste Italiane, niente lettere e bollette nelle caselle e sportelli chiusi alle Poste. E' ciò che si potrà verificare a causa dello sciopero generale contro la privatizzazione della seconda quota del Tesoro.
Le organizzazioni sindacali Slc-Cgil, Slp-Cisl, Failp-Cisal, Confsal Comunicazioni e Ugl Comunicazioni hanno proclamato uno sciopero generale nazionale dei lavoratori di Poste italiane per l‘intera giornata del 4 novembre. L’azienda garantirà comunque i servizi essenziali quali accettazione delle raccomandate e assicurate; accettazione e trasmissione telegrammi e telefax e l’anticipazione al giorno precedente del pagamento dei ratei di pensione in calendario per il giorno dello sciopero.
La decisione del Consiglio dei ministri di quotare in Borsa un ulteriore 29,7% e del conferimento a Cassa Depositi e Prestiti del rimanente 35% del capitale, con l’uscita definitiva del ministero dell’Economia dall’azionariato di Poste Italiane, muta completamente gli assetti societari e il controllo pubblico in Poste Italiane. 
Una privatizzazione che “ha il solo fine di fare cassa e recuperare qualche miliardo di euro per incidere in quantità insignificante sul debito pubblico, ma che non tiene in considerazione il ruolo sociale svolto da Poste Italiane sull’intero territorio”, dicono i sindacati.
Una privatizzazione totale di Poste italiane mette in discussione non solo anni di sacrificio e di lavoro dei dipendenti profusi per darle una dimensione d’impresa tra le più importanti in Italia, ma anche il futuro svolgimento del servizio universale, l’unitarietà dell’Azienda e la sua tenuta occupazionale. A questa situazione si aggiungono le problematiche aziendali, figlie di una applicazione monca del piano industriale, che prevedeva un forte rilancio della logistica, una applicazione inefficace e scorretta dell’accordo sulla riorganizzazione dei servizi postali, le carenze di addetti nella sportelleria degli Uffici Postali e le continue pressioni commerciali in Mercato Privati, figlie di una finanziarizzazione sempre più spinta dell’azienda”, si legge ancora nelle motivazioni dei sindacati. 

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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