Terremoto, Sgarbi: “E ora che sfollati e profughi coincidono? Per ricostruzione unico modello Gemona"

02 novembre 2016 ore 12:28, Lucia Bigozzi
“Il modello è Gemona: allora lo Stato stabilì che tra le case dei privati e le cose pubbliche non c’era differenza”. Parola del critico d’arte Vittorio Sgarbi che nella conversazione con Intelligonews indica la via per ricostruire tutto quello che il terremoto ha distrutto e parla di ‘emergenza umanitaria” applicata ai monumenti. 

Lei ha visitato le zone del terremoto ed ha denunciato l’ipocrisia di chi piange luoghi che non ha mai visitato. Oltre questo dato, la ricostruzione dei luoghi sacri e dei monumenti deve avere una sorta di corsia preferenziale su quella delle case oppure no? 

"Il modello è quello di Gemona: allora lo Stato spese, mi pare, 26 miliardi di euro stabilì che tra le case dei privati e le cose pubbliche non c’era differenza. Per me vale quel modello. Se si comincia con la distinzione tra pubblico e privato si può arrivare a una ipotesi di precedenza, ma non credo sarà così". 

C’è chi sostiene I nuovi profughi sono terremotati: secondo lei la politica ma anche papa Bergoglio saranno in grado di comprenderlo?

"Questo è un problema politico. Rispetto ai profughi stranieri da un lato c’è un misto di accoglienza, difesa dei valori di umanità con un taglio socialista anche se ormai un po’ remoto, c’è il cristianesimo e dall’altra parte, a destra, si dice prima i nostri. In questo caso è evidente c’è un carattere di ordine umanitario ed è la ragione per cui troviamo di fronte a uno scontro tra disoccupati, profughi. Tuttavia, davanti a persone che hanno perso la casa, il lavoro, tutto quello che si erano costruiti, la coincidenza con i profughi è assoluta". 

Terremoto, Sgarbi: “E ora che sfollati e profughi coincidono? Per ricostruzione unico modello Gemona'
Fondi Ue. L’Ue dei tecnocrati, è in grado di caprie la bellezza dei territori, oppure non essendo un bene “speculativo” sul piano del business non lo comprenderà? 

"Il terremoto riguarda aspetti umanitari, ovvero la dimensione umanitaria del profugo e quindi l’Europa lo capirà di sicuro; oltretutto la spesa è abbastanza piccola, perchè spendere ciò che occorrerà si parla di 6 miliardi di euro è una cifra alta ma non certo impossibile".

Ma esiste un’emergenza umanitaria applicata ai monumenti di cui anche l’Ue potrebbe o dovrebbe farsi carico?

"La questione dei finanziamenti europei rispetto alla ricostruzione, da un lato ha il tema della vigilanza dell’Unesco che potrebbe essere un aspetto che aumenta il valore. Per la burocrazia ma anche per il turismo può essere utile sapere che quel luogo è stato indicato dall’Unesco come bene dell’umanità e in quanto tale diventa come un essere umano. Penso che quando verranno chiesti i finanziamenti non si andrà a vedere se sono per le persone o per i monumenti. Le chiese si salvano per conto loro e per il loro valore simbolico mentre le case sono luoghi necessari per accogliere e riaccogliere i profughi: prima ci saranno quelle di legno che dureranno 7-8 anni e nel frattempo costruiranno quelle in pietre e mattoni ma tutto insieme: in altre parole, non ci sarà scritto nella ricostruzione un tot per le case e un tot per i monumenti". 
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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