Ricordo omicidio Pasolini, intellettuale scomodo che intuì il gender

02 novembre 2016 ore 15:14, Americo Mascarucci
Il 2 novembre 1975 all'Idroscalo di Ostia veniva rinvenuto il corpo martoriato dello scrittore, regista e poeta Pier Paolo Pasolini. 
Del suo omicidio fu poi accusato e condannato Giuseppe Pelosi, detto "Pino la rana" un ragazzo di borgata, sbandato, che Pasolini la sera prima aveva caricato sulla sua Giulietta 2000 dopo averlo incontrato alla stazione Termini.
Il ragazzo, interrogato dai carabinieri, confessò l’omicidio su cui però restano tanti lati oscuri.
Lo stesso Pelosi nel corso degli anni cambierà versione, fino ad affermare che quella notte la loro auto sia stata seguita fino all'Idroscalo e che ad uccidere lo scrittore siano state più persone nell'ambito di una vera e propria esecuzione. 
Lui avrebbe confessato l'omicidio soltanto per paura di mettere a rischio la propria vita e quella dei propri cari. 
Ad ogni modo nessuna verità è stata realmente scritta sull'omicidio di Pasolini.
Chi sono gli assassini? Chi gli eventuali mandanti? Perché Pasolini è stato assassinato in maniera così brutale? Una morte organizzata nell'ambito di un complotto,  oppure la logica conseguenza di una vita vissuta sempre sul filo del lecito e dell'illecito (frequentando quei ragazzi di vita dediti allo spaccio e alla micro criminalità).

Ricordo omicidio Pasolini, intellettuale scomodo che intuì il gender
Quello che è certo, è che Pasolini dava fastidio a molti, al potere che non mancava di criticare con profonda irruenza giornalistica con tanto di nomi e cognomi,, ma anche al Partito Comunista che lo considerava "un intellettuale scomodo" (salvo poi appropriarsi della sua memoria in seguito). 
E Pasolini scomodo lo era davvero soprattutto perché odiava il conformismo.
E' stato un profeta inascoltato capace di grandi intuizioni.
Ad esempio, in tempi non sospetti, prima di altri, aveva previsto come si sarebbe potuti finire in una società senza etica, senza valori, dove l'individualismo avrebbe preso il sopravvento su tutto, fino a sconvolgere l'ordine naturale delle cose. Una società dei desideri che ricorda infatti il direttore Fabio Torriero su Intelligonews "Pier Paolo Pasolini aveva già individuato e denunciato". E ancora: "Questo pericolo, basta rileggere i suoi Scritti Corsari e le Lettere luterane. Il regista metteva in guardia i politici, la cultura e i cittadini, dall’omologazione repressiva, finto-buonista, ossia il consumismo, l’edonismo di massa, che non ha più bisogno della dimensione spirituale, della religione (Dio è il consumo, il benessere). Per lui, ed eravamo nel 1974, il perfetto consumatore non poteva che essere divorzista, abortista. E oggi aggiungo io, favorevole all’utero in affitto. Intuendo un aspetto geniale: doveva partecipare al congresso del partito radicale, preparò una relazione, che non lesse. Nella quale avvertiva Pannella e la Bonino, che la vittoria del divorzio, non aveva visto il trionfo dei diritti civili, ma dei diritti del consumatore, smascherando la vera ragione sociale dei radicali, e quella che oggi io chiamo la società radicale di massa che Renzi sta costruendo, giuridicamente, politicamente, culturalmente e legislativamente: è sufficiente mettere insieme i paletti: gender nelle scuole, ultra garantismo, mancanza di certezza della pena, legalizzazione delle droghe leggere, doppio cognome, divorzio breve, unioni civili come apripista dei matrimoni gay (equiparati agli etero), utero in affitto (non è maternità surrogata). E sempre Pasolini, avvertiva anche la Chiesa: se non si mette a capo di una grande opposizione al consumismo, scompare. Altro, sostiene, che fossilizzarsi su dispute teologiche o sul bikini, inseguire categorie politico-ideologiche (catto-comunisti, cattolici-liberali). Il pericolo mortale per la Chiesa era Carosello: la rappresentazione repressiva di un’altra società, di un’altra famiglia, di altri valori. Modello edonista non proposto, ma rappresentato come reale e vero".

Il luogo della scomparsa di Pasolini, dopo anni di abbandono e degrado, è diventato un giardino letterario, progettato da Mario Rosati ed inserito all'interno del Centro Habitat, lungo Via dell'Idroscalo, i cui volontari, a titolo gratuito, ne garantiscono la pulizia e fruibilità durante tutto l'anno. 
Oggi si è svolta qui la commemorazione a 41 anni dalla tragica scomparsa.
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