Consacrare l'Italia? Per carità, solo consacrazioni laiciste. Socci nel mirino, ma storia insegna

02 novembre 2016 ore 16:02, Marta Moriconi
La consacrazione delle Nazioni? Per carità (la parola è cristiana), un cattolico non è libero di fare il cattolico. Non resta che non credere per tanti cattolici che hanno già perso la battaglia delle parole e quindi delle idee. Ma non tutti grazie a Dio, e qui lo possiamo scrivere senza paura di incappare nella ghigliottina mediatica dei Robespierre moderni, esiste ancora chi sa ragionare sulle cose di Dio oltre che su quelle tangibili, che come stiamo vedendo in queste ore, non sono in grado di assicurarci la vita.
Tutto nasce da quando quell'irresponsabile di Antonio Socci sul suo profilo Facebook ha osato chiedere la consacrazione dell'Italia mettendola sotto il patrocinio della Madonna” dopo aver ricordato a tutti chi fosse Lutero, un “divisore della cristianità”, mentre San Benedetto da Norcia era il “patrono d’Europa”, da qui un suggerimento al Papa a concentrarsi laddove c'è un'emergenza concreta. Ma l'Italia e gli italiani non erano pronti, ormai preferiscono le consacrazioni laiciste fatte di inutili commemorazioni in vista di inutili promesse di svolta.
Consacrare l'Italia? Per carità, solo consacrazioni laiciste. Socci nel mirino, ma storia insegna
Ma andiamo a vedere cosa ci insegna la storia, ed è solo un piccolo excursus. La più famosa consacrazione è chiesta, con tanto di ok dalla Chiesa Cattolica, direttamente da Nostra Signora a Suor Lucia il 13 giugno 1929 a Tuy, in Spagna. Con una grande e sublime visione della Beata Trinità, annunciò che "Per Dio è giunto il momento di chiedere al Santo Padre di fare, insieme a tutti i vescovi del mondo, la Consacrazione della Russia al Mio Cuore Immacolato. In questo modo, Egli promette di salvare la Russia".
Fu ordinata la Consacrazione della Russia, ma occorre ricordare che la rapida obbedienza da parte del Papa e dei Vescovi non scattò. I pastori della Chiesa scelsero di rimandare questa decisione. Il 19 aprile 1931, proprio il Signore stesso apparve a Suor Lucia a Rianjo sottolineando la mancata consacrazione: "Fai sapere ai Miei ministri che, dato che essi seguono l'esempio del Re di Francia nell'indugiare nell'esecuzione dei Miei ordini, lo seguiranno anche nella sventura".
E qui si salta a un'altra storia anch'essa legata a un avvertimento. Dal Signore partì un altro ordine per mezzo di Santa Margherita Maria Alacoque, si chiedeva al Re di Francia di consacrare il suo paese al Sacro Cuore di Gesù. Anche stavolta il Re scelse di non agire in tal senso. Da qui per i cattolici la convinzione che la dinastia e il trono si gettarono da soli negli orrori della rivoluzione, del caos e della ghigliottina.
In generale, perché si sappia, e perché il cristianesimo fa parte da secoli anche dell'identità del nostro popolo (mentre i social fanno parte da neanche qualche anno della nostra storia), esiste la consacrazione personale o in gruppo, ma poiché la consacrazione richiede la libertà, di per sé, per la consacrazione di una nazione, bisogna parlare di consacrazione votiva, ossia ci vuole il consenso.
Vale la pena a questo punto ricordare che Giovanni Paolo II ci aiutava a comprendere questa forma di preghiera: "Ogni peccato è personale da un certo punto di vista, ma da un altro punto di vista, è sociale in se stesso e perché ha anche conseguenze sociali [...] E' tra le mani di questa madre, al suo Cuore Immacolato - al quale abbiamo affidato più volte l'umanità intera turbata dal peccato e lacerata da tante tensioni e conflitti - che rimetto specialmente quest'intenzione: che per il sua intercessione, l' umanità scopra e percorra il cammino della penitenza, l'unico cammino capace di condurla ad una riconciliazione totale!".
 
Da non dimenticarsi poi che che Wojtyla era proprio "Totus Tuus". 



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